Valentina Zanoni, in arte La Ragazza Dello Sputnik, ha concepito il suo progetto musicale dopo anni di scrittura e di ricerca di un’identità ben definita. Portatrice di un indie-pop con forti sonorità elettroniche, racconta di interiorità e profondità che spesso dialogano con le fragilità dell’essere umano nel proprio quotidiano. Il 26 gennaio è uscito il suo album di debutto, Kiku – in giapponese “crisantemo” – legato al tema della rinascita: sette brani caratterizzati da una limpida sincerità nel descrivere sensazioni difficili di consapevolezza, sofferenza e desiderio di rivincita verso se stessi. L’abbiamo intervistata per farci raccontare il suo percorso musicale che l’ha portata alla pubblicazione di questo suo primo album.

Il tuo nome, la Ragazza Dello Sputnik, è ripreso dal libro di Murakami? Se sì, ti senti vicina al personaggio di Sumire?
Sì, il nome è ripreso dal libro di Murakami per diversi motivi e sì, mi sento vicina al personaggio di Sumire, ma non solo, la magia di questo libro è il fatto di avermi dato la libertà di sentirmi vicina anche a Myu, sebbene le due siano opposte. In questi due personaggi sono infatti nascoste molte delle mie ambiguità.

Che cosa ti ha avvicinata alla musica?
Sono nata cantando, mi è sempre piaciuto e fin da piccola usavo questo mezzo per raccontare le piccole cose quotidiane. In questo senso la musica è sempre stata presente, poi però, quello che ha cambiato tutto e ha dato davvero valore a questo, è stato un regalo ricevuto da mio nonno, la chitarra. Ho scoperto uno strumento che, con semplicità, mi dava la possibilità di unire parole e musica e mi sono così avvicinata ai primi ascolti partendo dal cantautorato italiano.

Nei tuoi testi parli spesso di sensazioni molto profonde, sono riprese da esperienze personali?
Sì, non so se dire purtroppo o per fortuna, dato che i racconti non sono sempre piacevoli; le mie parole possono risultare ammorbanti, pesanti, poco delicate, ma la sensazione di libertà da quei pesi emotivi, vale tutto questo e, dopotutto, spero che questo possa aiutare chi mi ascolta a sentirsi svuotato dai suoi personali pesi. 

Pensi che la musica ti abbia aiutato in una ricerca anche di una te stessa nel quotidiano oltre che di una personalità artistica?
Penso che la musica, per prima cosa, mi abbia portato a ricercare dentro me, conoscermi, scavare e far crollare colonne portanti del mio essere. La mia musica è iniziata raccontando di me e questo, grazie a molteplici altre influenze e interessi, mi ha aiutata anche nella scoperta di una personalità artistica. Ciò che per me è davvero importante è che, a questo punto, la mia personalità artistica combaci con la mia essenza quotidiana, e questo mi dà la possibilità di essere tante cose diverse.

Come descriveresti la tua musica? Quali sono le tue influenze?
Forse proprio perché ho molte influenze diverse e provenienti da diversi mondi artistici e non solo musicali, faccio fatica a descrivere la mia musica, o iscriverla in un luogo preciso. Mi ispiro a molte cose: all’arte, alla moda, musicalmente ho molti riferimenti e quindi sono tante le parole con cui potrei parlare del mio progetto, ma voglio che, prima di tutto, siano le mie canzoni a continuare a parlare. 

Nei tuoi brani c’è sempre un’atmosfera onirica ed in un certo senso estraniante per l’ascoltatore. Pensi che la musica sia un modo per mettere in discussione le nostre certezze quotidiane?
Lo credo fermamente. Credo anche sia catarsi, terapia, sogno, incubo e illusione. Le contraddizioni che si nascondono nelle forme d’arte sono incredibili e ci danno la possibilità di dare colori diversi alla realtà, di entrare in pensieri celati, di esplorare emozioni nuove. È bello poter affrontare la realtà con le metafore e trovarsi in altri mondi, è bello che ognuno possa, in questo modo, creare la sua storia e trovare il suo senso.

Cosa dobbiamo aspettarci dal tuo prossimo futuro?
Spero tutte le cose che in quest’anno non abbiamo potuto fare, quindi sicuramente dei live, ma i sogni nel cassetto, i progetti e le collaborazioni che vorrei creare sono tante e non vedo l’ora di trovare nuovi spazi e nuovi modi per realizzare tutto ciò.

Giulia Tonci Russo