Voto

7

Con Tremors, il suo disco d’esordio uscito nel 2014, Sohn era riuscito a imporsi nel panorama musicale internazionale e, più specificatamente, all’interno di quella cerchia di artisti alternative R&B (genere in costante espansione, soprattutto se si considerano i trend musicali degli ultimi anni) che si identifica per lo più in James Blake, artista al quale Taylor è stato spesso paragonato.

Nonostante la produzione e la struttura dell’album costituiscano un lavoro valido, coeso e ben calibrato – in una parola, coerente –, Rennen è un disco poco empatico. La parte prettamente musicale, eccessivamente scarna, lascia gran parte dello spazio alla voce, che risulta essere l’unica componente in cui compaiono variazioni rilevanti; basti pensare alla diversa impostazione vocale di Hard Liquor, traccia d’apertura molto catchy e con un carattere blues, e Harbour, brano di chiusura intimo e orientato verso atmosfere prettamente new R&B.

Rennen, non potendo essere né uno specchio, né un continuo di Tremors, è un lavoro più maturo che, grazie anche a una maggiore coscienza da parte dell’artista, riduce l’emotività delle atmosfere malinconiche e fumose del primo lavoro, rendendole più razionali. Sebbene, infatti, lo stesso Taylor definisca il suo ultimo lavoro come un disco istintivo e poco pensato, nato da un’urgenza comunicativa impellente, Rennen è un album fortemente mediato e privo di un’identità definita, a tal punto che, durante l’ascolto, è facile perdersi e difficile lasciarsi coinvolgere. 

Eleonora Orrù