Voto

6.5

Al termine di un travaglio creativo lungo otto anni, esce nelle sale italiane Sognare è vivere (pessima trasposizione del titolo originale A tale of love and darkness), prima prova da regista per l’attrice premio Oscar Natalie Portman. La Portman sceglie per il suo debutto un progetto ambizioso: adattare per lo schermo Una storia di amore e di tenebra (2002) di Amos Oz, il romanzo più venduto di tutti i tempi in Israele.

Fedele all’autobiografismo del racconto, l’attrice israeliana mette in scena l’infanzia del piccolo Amos, scegliendo per sé la parte della madre del bambino, una donna infelice e tormentata. La buona costruzione del personaggio femminile – rafforzata dalla sempre eccellente interpretazione della Portman – porta all’adombrarsi di tutti gli altri personaggi, relegati al ruolo di semplici macchiette. La storia privata di Amos diventa Storia nel raccontare i primi anni del neonato Stato di Israele, e risulta interessante la scelta di inserire spezzoni documentari nella trama delle vicende.

Il ritmo della pellicola è molto lento: le numerose favole raccontate dalla madre al figlio (potenzialmente una buona intuizione) si susseguono senza approfondimento e l’ingombrante voice over, a cui si fa ricorso con troppa insistenza, appare verbosa e didascalica. Il cupo delle atmosfere evocate e la fotografia desaturata, tuttavia, incuriosiscono lo spettatore e rendono suggestivo il reticolo labirintico delle strade di Gerusalemme.

Giorgia Maestri