Voto

7

America, fine degli anni ’90. Una sedicenne in crisi adolescenziale piange dopo aver litigato la madre, sale sul suo pickup color sabbia e comincia a guidare senza meta. Nel mangiacassette del risuona a tutto volume Color Theory di Soccer Mommy. No, non è lo script del nuovo video di Sophia Regina Allison, aka Soccer Mommy, ma avrebbe potuto esserlo. E lo scenario evocato dal suo ultimo disco è molto simile.

Melodie di fine scorso millennio che ricordano Avril Lavigne, Natalie Imbruglia e Alanis Morrissette si intrecciano a una scrittura che sembra provenire direttamente dal diario segreto dell’artista adolescente, e tratta temi estremamente personali come la malattia degenerativa della madre. Lo schema dell’album è una “teoria dei colori”, come suggerisce il titolo stesso: le dieci tracce, divise in tre gruppi (blu, giallo e grigio), parlano di tristezza e depressione, malattia fisica e mentale, oscurità e angosce, senso di vuoto e sindrome dell’abbandono; un insieme di sentimenti stratificati tenuti insieme da sonorità a tinte dreamy-pop, lo-fi e industrial rock. Allison racconta storie da donna vissuta, ma con una voce candida da bambina, rivolgendosi all’ascoltatore come farebbe una mamma con la propria figlia, provando a introdurla alle disgrazie del mondo attraverso la dolcezza delle favole. Tuttavia l’eccessiva delicatezza della forma, rischia a tratti di banalizzare il contenuto del disco e l’involucro molto orecchiabile svilisce e minimizza la forza della scrittura.

A soli 22 anni, Allison si presenta con una carriera artistica di tutto rispetto sulle spalle, avendo già aperto concerti di band come Vampire Diaries e Paramore, ma Color Theory dimostra che forse ha ancora bisogno di crescere artisticamente. Dopo aver esposto il suo cuore e la sua anima tormentata, Soccer Mommy se ne va, volta le spalle e scompare nella nebbia, lasciando gli ascoltatori in uno stato di confusione. Non resta che lasciarsi travolgere dalle sue melodie, e perdersi tra le sue note con rassegnata partecipazione al dolore dell’umanità.

Giulia Tonci Russo