Voto

4

In una città come New York, in cui le possibilità di rimorchiare raddoppiano, le vite dei protagonisti si incrociano all’interno di un insulso bar per scroccare il wi-fi: Single ma non troppo è il Sex and the city dei poveri. Dimenticate il mondo glamour con feste pompose e abiti scintillanti, ma anche il tagliente umorismo alla Samantha Jones. In Single ma non troppo il compito di veterana del sesso occasionale viene affidato a Robin, una divertente Rebel Wilson che, però, assume un ruolo quasi marginale, giusto per suscitare il riso con squallide battutine, inessenziale allo svolgimento narrativo. Robin si limita infatti a comparire all’improvviso per dare folli sconsigli alla protagonista Alice – una nuovamente ingenua Dakota Johnson – e poi scomparire nel nulla, presumibilmente nascosta nel letto dell’ennesimo sconosciuto incontrato per caso.

A peggiorare la situazione è la chiara indecisione del regista Christian Dittero: i ritmi sono troppo rapidi, senza un nesso evidente tra un avvenimento e l’altro.

Verso il finale, però, Ditter riprende magicamente coscienza di sé e Single ma non troppo riesce addirittura a far riflettere: è necessario apprezzare il tempo che si passa soli con se stessi prima di lanciarsi in una relazione di coppia, perché proprio imparare a conoscersi meglio potrebbe essere il modo per evitare di finire nelle “balle mobili” di un uomo qualsiasi.

Federica Romanò