Voto

6.5

Sucker Punch è l’album di debutto della giovanissima Sigrid Solbakk Raabe, classe ’96, norvegese, viso diafano e innocente. Si era fatta conoscere non troppo timidamente con qualche pubblicazione nel 2017, come il singolo Don’t Kill my Vibe, ottenendo 10 milioni di visualizzazioni su Youtube; un risultato non da poco, ma nulla in confronto alle 45 milioni del godibilissimo singolo synthpop Strangers, pubblicato lo stesso anno e inserito nell’album di debutto.

Sucker Punch è un LP composto da dodici tracce di cui cinque già precedentemente pubblicate come singoli. Una ventata di freschezza colorata da suoni campionati discopop, synthpop, tutti i vari “pop” del caso e qualche ballad romantica. Un mix di stili in cui Sigrid si muove con facilità e disinvoltura; ma il rischio di perdersi tra troppe sfumature è altissimo. L’approccio da anti-diva e l’inno alla normalità che si rispecchia soprattutto nei testi rendono inevitabile il confronto con la quasi coetanea Maggie Rogers, forse più consapevole delle proprie capacità e in grado di viaggiare su ben altri binari musicali, più decisi ed espressivi.

Tra i brani più apprezzabili del disco vi sono senz’altro la title track ultra pop e la sofferta Basic, racconto di un amore frustrato sorretto da arrangiamenti calibrati e da un cambio registro vocale che dona alla canzone un guizzo sofisticato. Il vero gioiellino dell’album è la melodica Level Up, che rinuncia a ogni tipo di sovrastruttura, a inutili campionature e ad arrangiamenti pomposi: solo voce cristallina, un po’ di chitarra e poche note giustapposte. La strada intrapresa è quella giusta ma l’appunto “less is more” è in questo caso più che mai valido.

Melania Bisegna