Voto

7

Ne hanno fatta di strada i Sick Tamburo, dalle ceneri dei Prozac+ e dal primo disco omonimo: a dieci anni di distanza dall’esordio, la band in passamontagna sforna un disco che ne conserva le caratteristiche garage: Paura e l’amore, uscito il 5 aprile per La Tempesta, racconta storie di gente comune – in parte alienata, in parte abituatasi alla contingenza – all’interno di un contesto musicale che non rinuncia all’attitudine punk, ma la correda di alternative strumentali efficaci.

La prima storia è quella di Lisa ha 16 anni, governata da synth avvolgenti, subito sostituiti dalle chitarre di Baby Blue e dalle sonorità sincopate di Quel ragazzo speciale, il racconto di Andrea e del suo “sentimento libero”. Si veste da anni Novanta la grinta di Agnese non ci sta dentro, manifesto della paura nell’album, mentre il singolo Puoi Ancora si apre a una maggiore intimità e a sonorità acustiche. Incalzanti gli arpeggi sintetizzati di Anche Tim Burton la sceglierà, la storia di una prostituta per cui “non c’è niente senza l’amore” accompagnata dal ritornello più alternative del disco. Alle chitarre è affidato il sipario sul disco, con Impermanente, Mio padre non perdona e Il più ricco del cimitero, sarcastico punto di vista sul possedere e sull’afterlife.

Paura e l’amore è un disco da divorare tutto d’un fiato: l’insistenza dei ritmi garage-punk tipici del collettivo si allea con sonorità alternative ben dosate per raccontare storie che vale la pena ascoltare. Dieci anni dopo il debutto, i Sick Tamburo si confermano tra le realtà più consistenti del panorama underground italiano.

Riccardo Colombo