Nel libro Siamo tutti libertini. Lettere a Sophie Volland. 1759-1762 Diderot scriveva: “Con la virtù si fanno soltanto quadri tranquilli e freddi; sono la passione e il vizio che animano le composizioni del pittore, del poeta, del musicista”. A dimostrare quanto è vera questa affermazione, arriva la miniserie della piattaforma arte.tv Si prega di non toccare! di Hortense Belhôte.

Attraverso 9 brevi episodi – ciascuno dalla durata massima di 5 minuti -, la professoressa di storia dell’arte Hortense tiene delle delle lezioni di arte ambientate in luoghi stravaganti e inusuali, come un campo da calcio, una lavanderia o lo studio di un’estetista, e lo fa rivolgendosi direttamente al pubblico. Ogni episodio è dedicato a un quadro che ha segnato la storia dell’arte, che Hortense analizza con un approccio innovativo, indipendente e femminista, svelandone i segreti, mostrando come venivano visti e interpretati all’epoca e tentando infine ad attualizzare l’opera, come se fosse stata realizzata ai giorni nostri. Così, Hortense ci fa riscoprire con occhi nuovi opere che probabilmente abbiamo visto decine di volte, studiato a scuola e incontrato passivamente nei musei, ma mai in questo modo. 

Alla fine di ogni puntata l’opera viene ricreata attraverso un tableau vivant, i cui protagonisti venvono sostituiti da nuovi soggetti, ed è soprattutto in questi momenti che avviene il processo di attualizzazione del quadro. Ad esempio, nella puntata dedicata a Venere e Cupido di Vélazquez (1650), la figura di Venere è rappresentata da un ragazzo con spiccati tratti femminili, proponendo così l’opera come se fosse stata realizzata ai giorni nostri, ricollegandola al concetto di fluidità di genere. Oppure, scopriamo una lettura femminista dell’Olympia di Manet (1863), in cui la protagonista non è una prostituta affiancata dalla sua domestica, come si ritiene secondo l’interpretazione classica, ma le due sono una semplice coppia lesbica.

Con questo suo approccio radicale e indipendente, Hortense svela anche i riferimenti nascosti all’interno dei quadri, molto chiari per il pubblico dell’epoca ma difficili, se non impossibili, da essere colti e decifrati da noi contemporanei. È il caso de La lattaia di Vermeer (1658-1661), apparentemente una semplice scena di vita quotidiana ma che, in realtà, rappresenta un cliché erotico che all’epoca chiunque avrebbe capito immediatamente – e suggerito dallo scaldino sullo sfondo, dalle decorazioni delle piastrelle e, ovviamente, dal latte stesso. Così, Hortense conferma il concetto che Diderot aveva espresso nel 1700: le composizioni principali e più note della storia dell’arte sono state ispirate e animate dalla passione e dal vizio, spesso però in modo talmente velato da non arrivare agli occhi dei posteri, portandoci a errate interpretazioni de-sessualizzate e de-erotizzate. In soli 5 minuti, Hortense traccia inoltre solidi parallelismi tematici e valoriali tra il passato e il presente, dimostrando che, a ben vedere, la nostra società non è poi così cambiata.

Allegra Adorni