Voto

7

L’inconfondibile stile di Steven Moffat e Mark Gatiss è ben noto al pubblico del piccolo schermo fin dal 2010, anno di uscita della prima stagione di Sherlock, serie TV liberamente ispirata alle opere di Sir Arthur Conan Doyle. Passati cinque anni e altre due stagioni ampiamente celebrate dalla critica, i due produttori si sono lanciati in un nuovo progetto, il loro personale “regalo di Natale” per i fan in trepida attesa della quarta stagione: un episodio speciale in cui Sherlock Holmes e il dottor John H. Watson vengono riportati nel 1800, la loro epoca originaria.

La coppia Benedict Cumberbatch-Martin Freeman, rispettivamente nei già noti panni del brillante investigatore e del suo fedele compagno di avventure, offre una nuova e ben riuscita interpretazione dei propri personaggi che rimangono fedeli alla loro versione moderna pur muovendosi in un’epoca storica del tutto diversa. In un’indagine in cui sembra impossibile escludere la presenza di un elemento sovrannaturale riuscirà Sherlock a imporre la propria razionalità e svelare il raccapricciante mistero?

Molti dettagli portano il pubblico a capire che le nuove avventure di Sherlock, al di là della conclusione delle indagini, non sono del tutto separate dalla serie originale di Moffat e Gatiss: la presenza di alcuni accenni a oggetti inventati ben dopo il XIX secolo e una chiara analogia con la vicenda di Moriarty – acerrimo nemico del signor Holmes – mostrano l’intento dei due produttori di aumentare la suspense proprio per l’arrivo della quarta stagione, previsto per il 2017. La scelta si svela completamente con l’entrata in scena dello stesso Moriarty che, seppur privo di un ruolo ben preciso, è una presenza quasi ossessiva in tutta la vicenda atta a creare un collegamento reale con lo Sherlock moderno. Proprio grazie a questo personaggio, infatti, nasce un complicato gioco di piani temporali in cui il presente si intreccia con il passato per poi staccarsene nuovamente, riallacciandosi con il finale della terza stagione e mostrando al pubblico come la soluzione del caso Ricoletti non sia altro che un tentativo dello Sherlock degli anni Duemila di spiegare razionalmente il ritorno del pericoloso Moriarty, senza però svelare le proprie conclusioni al pubblico, che rimarrà con il fiato sospeso ancora per molti mesi.

In una Baker Street più tetra che mai, lo speciale di Sherlock, scenograficamente curato in ogni dettaglio, prende una piega intrigante e inusuale creando un’inquietante atmosfera gotica in cui tutti i personaggi rivelano gradualmente la propria vera natura. Sherlock diventa un uomo tormentato dall’idea di gestire i propri sentimenti, Watson assiste al conflitto interiore dell’amico cercando di aiutarlo ad accettare le proprie insicurezze, Mary Watson si dimostra più scaltra di quanto tutti potessero mai credere e Mycroft si presenta forse ancora più come freddo calcolatore, pur non smettendo mai di proteggere il fratello. In un intrigo così fitto, tutto il cast riesce a ricreare l’atmosfera avvincente e affascinante che contraddistingue l’intera serie, grazie anche all’aiuto di una regia che privilegia ambienti cupi, chiusi e affollati, tanto di gente quanto di oggetti, capace di aumentare il carattere gotico della vicenda.

Caterina Polezzo