Voto

7

Dopo un primo timido tentativo con Aquaman (James Wan, USA, 2018), l’universo cinematografico DC abbandona definitivamente quell’impronta dai toni cupi che negli ultimi tempi l’aveva distinta dalla rivale Marvel, riproponendo uno stile più vicino a quello fondativo del genere supereroistico e che sembrava ormai superato. Con Shazam! riappare infatti un’esile origin story, quella di Billy Batson (Asher Angel), un quattordicenne orfano che improvvisamente ha la possibilità di trasformarsi in un prestante supereroe (Zachary Levi) adulto dotato di poteri sovrumani, pronunciando semplicemente la parola “Shazam”. Tra gag quasi demenziali e un’atmosfera naïf che permea l’intero film, va in scena il noto schema: la prima rapina sventata dal supereroe, l’autobus sospeso in bilico sul ponte con i passeggeri da salvare in extremis e il villain malefico, il Dottor Sivana (Mark Strong), che vuole a tutti i costi conquistare il mondo per motivi non molto chiari. Topoi che però vengono sbeffeggiati dall’inadeguatezza del piccolo Billy, riuscendo così a stupire e divertire un pubblico ormai avvezzo al genere.

Il risultato è una sorta di Deadpool (Tim Miller, USA, 2016) non solo in versione DC Comics ma anche edulcorata, adatta a ogni fascia d’età, soprattutto grazie all’interpretazione di Zachary Levi nei panni di un ragazzo sprovveduto e impacciato costretto a vestire i panni dell’eroe; un tipo di personaggio che l’attore aveva già interpretato nella serie Chuck (NBC, 2007-2012) nel ruolo dell’adorabile spia nerd Chuck Bartowski. Aiutato forse dalla sindrome di Peter Pan, che l’attore stesso sospetta di avere, Levi si cala appieno nel personaggio, con la sua mimica facciale fatta di smorfie naturali e infantili. Eccezionale è anche l’equilibrio che l’interprete sembra aver trovato col giovanissimo collega Jack Dylan Grazer, impegnato nel ruolo di Freddy, compagno di stanza e spalla del protagonista Billy.

Shazam! è una ventata d’aria fresca non solo per il DC Extended Universe ma anche per tutto il panorama cinematografico supereroistico: arrivato alla sua fase più matura, si sta prendendo sempre più sul serio, impegnandosi con intrecci ogni volta più intricati. Tra colori, toni leggeri e bambineschi, in questo film c’è infatti spazio per riflessioni ponderate e messaggi pedagogici. Il rapporto tra Billy, la madre naturale (Caroline Palmer) e i suoi ultimi genitori affidatari, Rosa e Victor (Marta Milans e Cooper Andrews), ad esempio, portano inevitabilmente a riflettere sulle mancanze che alcuni giovani sono costretti a subire a causa dell’irresponsabilità degli adulti, o a prendere atto del fatto che spesso per essere un “supereroe” e poter fare del bene al prossimo non servano muscoli o tutine appariscenti, ma solo di una buona dose di altruismo e buon senso.

Francesca Riccio