Voto

6.5

Folk, elettronica, armonie sinfoniche: una miriade di suggestioni si fondono nel quinto lavoro in studio di Sharon Van Etten, Remind Me Tomorrow. Un album diretto e dalla produzione squisita, che sapientemente riesce a non cadere nella tentazione di appesantire eccessivamente il songwriting. Le dieci tracce, per poco più di quaranta di minuti di durata, scorrono piacevolmente: non un disco rivoluzionario, ma un lavoro con cui Van Etten scatta una fotografia accurata della musica indipendente anglofona del momento, con influenze che spaziano da FKA twigs (Jupiter 4, Hands) agli onnipresenti The National (Seventeen) – non a caso nel 2012 aveva collaborato con Aaron Dessner per l’album Tramp.

Tutto Remind Me Tomorrow è effettivamente pervaso dall’ombra della “musica d’autore” alternativa contemporanea e il sound ne risente: grandi echi, bassi distorti elettronici, chitarre ultra-riverberate e comparsate di pianoforte. Un esperimento riuscito: alleggerire questa carica sinfonica (con alcune eccezioni come Malibu, che sembra uscita da un film di Sergio Leone; non proprio quello che ci si aspetta da un album indie) riconfezionando in formato bonsai le grandi opere di gruppi come i già citati The National o i The War on Drugs. Alla musica si accompagnano i testi, che vengono a loro volta ridimensionati nel songwriting: Van Etten non perde la sua abilità di paroliera e affronta tematiche inerenti alla vita di tutti i giorni; l’affanno del nuotare tra gli impegni cercando di restare a galla e l’espressione della propria interiorità una volta raggiunta l’età della maturazione.

Remind Me Tomorrow è un album godibile, che non riesce però a impressionare davvero e rimane nella sicurezza della sua comfort zone.

Federico Bacci