Per celebrare i 400 anni dalla morte del più grande drammaturgo inglese di tutti i tempi, la Fondazione Cineteca italiana presenta “William Shakespeare on screen. A 400 anni dalla morte”. Dal 23 aprile al 6 maggio lo Spazio Oberdan di Milano, partner del progetto, ha proposto  una rassegna di alcune tra le più famose pellicole tratte dalle opere shakespeariane.

William Shakespeare è da sempre fonte inestinguibile d’ispirazione per registi e sceneggiatori; si potrebbe pensare che il merito sia da attribuirsi alle trame intricate, ai sotterfugi, alle ambientazioni storiche ricreate. Eppure, tutti questi aspetti cedono il posto d’onore alle passioni, protagoniste indiscusse e ragione per cui opere come Amleto, Otello, Romeo e Giulietta e Macbeth saranno sempre celebrate grazie alla loro attualità immortale. Le emozioni, infatti, sembrano essere l’unico tratto della natura umana a non subire il corso del tempo e degli eventi. Impulsi, desideri ed emozioni vengono rappresentati attraverso una delle forme artistiche più intense e immediate: la trasposizione cinematografica. Ma è sempre possibile risultare credibili confrontandosi con la genialità di Shakespeare? Essere o non essere all’altezza, questo è il dilemma.

 

Amleto, Laurence Olivier, 1948 – L’indecisione amleto

“Questa è la tragedia di un uomo che non seppe decidersi.” Una delle opere più lunghe ed elaborate stilisticamente, l’Amleto rappresenta alcuni dei tanti dissidi presenti nell’animo umano: l’affetto e il ribrezzo nei confronti di una madre lasciva, il dolore per il suicidio di una donna amata eppure ripudiata, la sfiducia verso il genere umano, corrotto dalla brama di potere e dall’ambizione personale. Amleto non sa “sembrare” e dissimulare i propri pensieri: straziato da così tante passioni non riesce a reagire nella giusta direzione o persino ad agire. L’indecisione rende il giovane un inetto destinato al fallimento e la vendetta si trasforma in una condanna a morte, emblematica della sorte di quelli come lui che, troppo fragili emotivamente, si lasciano schiacciare da un’umanità “marcia”. Mai concedersi il lusso del sentimento in un mondo manovrato dalla cieca ambizione di spietati macchinatori, sembra voler dire Shakespeare; un avvertimento prezioso anche per gli spettatori contemporanei? Della fenomenale interpretazione di Olivier ciò che maggiormente spicca è l’ipnotica parola shakespeariana, fedele nella sua totalità: l’intima lacerazione del protagonista è saggiamente resa attraverso il discorso interiore, evitando i soliloqui che avrebbero intaccato la credibilità del dramma con la loro eccessiva solennità.

 

Otello, Orson Welles, 1952 – La gelosia

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«Guardatevi dalla gelosia, mio signore! È un mostro dagli occhi verdi che dileggia la carne di cui si nutre.» Odio e gelosia: questi i due poli d’attrazione dell’Otello di Orson Welles. I tagli del regista non intaccano la completezza della vicenda ma ne alimentano la dinamicità, stuzzicando la curiosità del pubblico. L’attenzione viene infatti focalizzata quasi esclusivamente sui dialoghi e sui diabolici escamotage elaborati da Iago: in un crescendo di drammaticità lo spettatore scorge negli occhi del Moro la nascita e l’evoluzione della sua gelosia, che s’insinua nella mente e irretisce i sensi. Quale sensazione più infida, quale passione più comune tra gli uomini? L’attualità della tragedia shakespeariana lascia sconvolti e interdetti: a fronte di notizie sempre più frequenti relative a omicidi famigliari, chiunque assista oggi al capolavoro di Welles non può che rimanerne conquistato e turbato, consapevole delle gelosie ingiustificate, irrazionali e pertanto così pericolose.


Romeo e Giulietta
, Franco Zeffirelli, 1968 – L’amore

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“Il mio cuore aveva amato prima d’ora? Occhi smentitelo poiché non avevo visto mai la vera bellezza fino a stanotte.” La passione per eccellenza viene celebrata nel suo rigoglio più istintivo: Romeo e Giulietta non sono altro che due ragazzini consumati dalle fiamme di un amore forse immaturo e acerbo, eppure così vero e potente. Se a un primo sguardo, infatti, il loro sentimento può apparire superficiale e prematuro, bisogna ricordare che il Bardo offre sempre una profondità nascosta: l’intensità e la genuinità della passione amorosa sono un privilegio per i pochi che credono ancora nell’affidarsi all’altro incondizionatamente. Cosa allora di più puro e autentico dell’animo giovanile? Zeffirelli sembra aver inteso l’intento shakespeariano, e mette in scena una vicenda che si trasforma a poco a poco in tragedia senza consolazione; nonostante ciò la pellicola risulta nel complesso un po’ carente di pathos e si limita a una perfetta riproduzione del contesto storico di riferimento riducendo i due innamorati a figure di contorno. 


Macbeth
, Justin Kurzel, 2015 – L’ambizione

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“Ma è la tua natura che temo: troppo piena del latte dell’umanità per saper scegliere la scorciatoia. Sei ambizioso, tu, vuoi essere grande; ma la malizia ti manca, quello che ardi di avere lo vorresti a mani pulite: vincere a torto, sì, ma senza barare.” Una delle più violente e sanguinose tragedie shakespeariane, Macbeth rappresenta in tutta la sua drammaticità l’ambizione che porta alla follia. La portata di attualità dell’opera spinge il regista Justin Kurzel a dirigere una trasposizione cinematografica potentissima: con grande coraggio innova parzialmente il linguaggio shakespeariano, inserisce espedienti tecnici che esaltano ancor di più gli interventi soprannaturali e cattura il pubblico in un’atmosfera densa e inquietante. La malsana brama di potere spinge i protagonisti a commettere crimini efferati, conducendoli lungo sentieri pericolosi che non permettono più di ritrovare una via di fuga, o di redenzione. L’aspirazione al successo è una realtà che accompagna l’umanità da sempre e che, oggi come allora, può degenerare in una bieca volontà di sopraffazione. La società, logorata da una logica malsana, porta gli uomini a rimanere spesso invischiati in spietati giochi di potere dai quali, come Shakespeare insegna, raramente si esce vincitori.

La rassegna ha dunque offerto agli spettatori la possibilità di godere della proiezione di pellicole immortali che, pur nelle loro diversità e con esiti differenti, hanno reso evidente la grandezza delle opere di Shakespeare.

Anna Magistrelli