Voto

7

Al suo primo lungometraggo, il regista Gianclaudio Cappai riesce già a stupire: Senza lasciare traccia è un film insolito, dalle atmosfere vagheggianti e quasi surreali che creano un grande pathos anche laddove le singole emozioni non vengono apertamente analizzate.

Il film ruota intorno al concetto di “viaggio”, che si erge a metafora dell’intera storia del protagonista Bruno: un viaggio attraverso la malattia e la rabbia che logorano il corpo del ragazzo; un viaggio per vendicarsi di un abuso subito in passato; un viaggio spirituale che porta l’anima sconfitta del protagonista a entrare in contatto con persone come lui, vinte e affrante dal peso della vita.

Senza lasciare traccia è un film interessante e carico di tensione, che stimola la solidarietà del pubblico verso il protagonista senza raffigurarlo come un eroe ma mostrando ogni sua umana sfaccettatura.

Una nota di merito per Michele Riondino, che regala l’ottima interpretazione di un uomo tormentato e schiacciato da ciò che la vita gli ha riservato. La sua performance riesce a illuminare una sceneggiatura un po’ debole e una regia piuttosto classica, unici nei della pellicola.

Alessia Arcando