Dopo l’inaugurazione dedicata a Jonas Mekas, continua alla grande la XII edizione di Archivio Aperto, il festival di Home Movies nato per valorizzare e condividere prodotti audiovisivi indipendenti e privati. Una manifestazione che sa arricchire culturalmente ancora di più una città Bologna, attivissima nel panorama culturale contemporaneo e sempre attenta alle iniziative di nicchia che, come Archivio Aperto, sappiano valorizzare i tesori nascosti della nostra storia e delle persone che ogni giorno la vivono e la scrivono. Home Movies vuole infatti dare visibilità a una produzione di nicchia, costituita da film privati o sperimentali, principalmente girati in analogico e formato ridotto: oltre a essere contraddistinti da un intramontabile fascino vintage, si tratta di veri e propri documenti audiovisivi dall’inestimabile valore, che contribuiscono a strutturare la memoria storica del Paese.

Quest’anno Archivio Aperto ha legittimato una volta per tutte il cinema intimista e autorappresentativo in quanto arte sperimentale attraverso l’operato di autori come Marinella Pirelli e Valentina Berardinone, due cineaste che, seppur in modo differente l’una rispetto all’altra, hanno utilizzato il mezzo cinematografico per raccontare il proprio vissuto personale. Il 31 ottobre si è proseguito con un’altra artista donna, Martina Melilli, con la proiezione del suo primo lungometraggio My home, in Libya (2018), parte del progetto TRIPOLITALIANS, che consiste in una ricerca su storie e luoghi della Libia durante la colonizzazione a partire dalla propria memoria familiare.

Il tema dell’emigrazione, declinato nello specifico nella visione dell’emigrato che torna indietro e ritrova il proprio luogo di nascita, viene ampiamente sviluppato da Mekas e ricorre anche nelle pellicole del regista belga Boris Lehman, al quale Archivio Aperto ha dedicato un focus. Dopo la proiezione del 2 novembre di À la recherche du lieu de ma naissance (1990), il giorno successivo sono state proposte le opere più surreali di Lehman (tutte in 16mm): Muet comme une carpe (1987), La dernière (s)cène ou l’évangile selon Saint-Boris (1995) e Choses qui me rattachent aux êtres (2010).

Nei prossimi giorni ci saranno ancora tanti imperdibili appuntamenti del festival, che si concluderà il prossimo 7 dicembre. Segnaliamo ad esempio la data di domenica 24 novembre per Electric Super8 – Il cinema espanso di Stefano Bettini. Dell’artista underground fiorentino, film-maker e musicista, saranno infatti proiettati dalle 21:00 presso Raum alcuni titoli, quali Electric Cinema (1979), Indagine spettrale (1980) e Media analysing (1981). Gli spettacoli avverranno in presenza del regista che introdurrà le sue opere, rivelatorie del clima inquieto e in mutazione degli anni Ottanta. Venerdì 29 novembre alle ore 22.00 presso il Teatro San Leonardo sarà possibile assistere alla seconda versione del progetto Quattro Stagioni, in collaborazione con Ce l’ho Corto Film Festival e Kinodromo: un incontro tra le immagini d’archivio di Bologna di Home Movies (girate in 8mm, 16mm e super8 tra gli anni Quaranta e Settanta) e la musica curata da Guglielmo Pagnozzi, partendo dalle composizioni di Vivaldi e Piazzolla per poi aprirsi al tema delle stagioni in senso lato.

Si concluderò tutto giovedì 6 e venerdì 7 dicembre con una serie di proiezioni, incontri e workshop che accompagneranno la presentazione e il lancio delle piattaforme digitali di Home Movies: finalmente potremo tutti accedere e consultare l’Archivio direttamente da casa nostra!

Francesca Riccio