Voto

5

Halloween 1968, Pennsylvania. Stella è un’aspirante scrittrice ossessionata dalle storie dell’orrore, ama crearle e raccontarle come forma di evasione da un’esistenza minata da traumi e difficoltà. Ed è proprio lei a convincere i suoi amici a trascorrere quella notte nella dimora abbandonata della misteriosa famiglia Bellows. Vagando per quelle stanze decadenti, trovano il libro segreto di Sarah, una ragazza misteriosamente rinchiusa in casa propria che raccontava storie terrificanti comunicandole all’esterno attraverso le pareti della sua stanza. Secondo la leggenda, i bambini che si recavano in quella casa per sentirle facevano una brutta fine. Il ritrovamento del libro innesca improvvisamente una serie di nuove storie che prendono vita sulle pagine bianche e perseguitano il gruppo di amici, finché la verità sul passato di Sarah non verrà rivelata.

Diretto da André Øvredal (regista di Trollhunter, bizzarro mockumentary del 2010) e prodotto da Guillermo Del Toro, il film è l’esito della follia allucinata del primo e dell’esperienza del secondo, insieme alla tecnica impareggiabile di Mike Hill (già all’opera ne La forma dell’acqua): le creature dell’orrore sono incisive e terrificanti, come il raccapricciante Jangly Man, composto interamente da parti del corpo mozzate e riassemblate – ogni arto è stato realizzato tramite un minuzioso lavoro con lattice e silicone.

il retrogusto dell’intera pellicola resta pesantemente teen, scialbo, facile da digerire e difficile da gustare.

Il retrogusto teen dell’intero film lo rende forse difficile da apprezzare per un pubblico adulto, mettendo in primo piano l’inquietudine generale e la rappresentazione delle creature mostruose a discapito della narrazione. Il rischio di cadere nell’effetto Piccoli Brividi aumenta man mano che la curiosità diminuisce, finché non si approda a un finale scontato e un po’ scialbo.

Federico Squillacioti