Voto

7

Guardando la copertina di 99¢ si potrebbe pensare alle fotografie dell’artista giapponese Haruhiko Kawagughi, il quale immortala coppie di innamorati avvinghiate in un abbraccio ermetico all’interno di un sacchetto sottovuoto, andando così a sottolineare il senso di claustrofobia spesso causato dai sentimenti. Quello che, invece, Santigold vuole rappresentare con la sua stessa immagine impacchettata sottovuoto, insieme ad altri oggetti che fanno parte della sua vita quotidiana, e svendendola a 99 centesimi (prezzo che spicca in giallo in un angolo dell’artwork) è una società di cui lei stessa e ognuno di noi fa parte in quanto prodotti vendibili, o meglio, svendibili.

La prima traccia, che è anche il primo singolo estratto, Can not Get Enough Of Myself parla proprio della mercificazione personale e dell’auto promozione; le parole dicono taglienti: “Cause my brand of vainglory is much better for your healt”. Le critiche al consumismo emergono spesso nei testi, ma mai in maniera marcata e diretta, lasciando spazio ad altre tematiche. Nella lirica Chasing Shadows, infatti, viene raccontata la vita e lo spaesamento di chi ha uno stile di vita frenetico e irregolare proprio come quello di chi fa parte dell’industria musicale: «Neon sign goes red “You are here” it says, well, at least someone knows where I am». Mentre Before the fire è il pezzo più sentimentale dell’album, in bilico tra il dolce e l’amaro di un rapporto fortemente desiderato, forse rimpianto, ma ormai concluso.

99¢ è un disco pop, proprio come la realtà che rappresenta, nonostante Santigold si sforzi di non restare limitata da contorni ben definiti e preferisce arricchire il suo album con la collaborazione di diversi produttori, featuring e co-scrittori (tra gli altri Rostam Batmanglij, Dave Sitek, Patrik Berger), riuscendo a trovare alcune soluzioni interessanti come le influenze dub in Big Boss Big Time Business, le melodie del pianoforte in Chasing shadow o le chitarre unite ai synth che danno alla chiusura dell’album, Run The Races, una svolta più forte e incisiva.

L’album, costruito quindi su tracce diverse l’una dall’altra, ha il merito, forse per l’uso costante dell’elettronica, di far muovere l’ascoltatore irrefrenabilmente sin dalla prima traccia, che non a caso è anche il primo singolo e il pezzo più radiofonico di tutto il disco. L’anima dance-pop di 99¢ predomina, lasciando in secondo piano tutto il resto, compresi i contenuti che, tralasciato l’artwork, senza una particolare attenzione passano abbastanza inosservati.

Se l’obiettivo era quello di fare un disco pop senza troppe pretese, Santigold ha fatto centro perché il risultato risulta decisamente piacevole.

Eleonora Orrù