Voto

7

Il talento del ragazzo di North Shields si poteva già scorgere grazie al singolo d’esordio Play God (2017), oltre che dalla meritata attenzione che è riuscito a ricevere dalla critica britannica. A venticinque anni, Sam Fender è uno dei profili più promettenti del panorama pop rock. Hypersonic Missiles, uscito il 13 settembre e finito molto presto in cima alla classifica degli album più venduti nel Regno Unito, è un disco costruito da chitarre e ritornelli radiofonici, e terreno ideale per sfoggiare una delle voci più potenti ed energiche della scena.

Il singolo omonimo apre le danze e introduce i suoni dominanti dei tredici brani del disco, lasciando spazio a The Borders e a White Privilege, quest’ultimo brano interamente costruito sul binomio chitarra-voce. La protagonista assoluta delle tracce è la voce emozionante e intensa di Fender è: dai sussurri di Dead Boys ai vocalizzi di Saturday, si rivela versatile e caratteristica oltre che particolarmente adatta al gusto pop delle linee melodiche del disco. Equilibrato nell’alternare tra singoli energici e momenti di intimità con le sei corde, l’album appare tuttavia fin troppo fedele a se stesso, risultando monotono nelle ambientazioni create dalla prima all’ultima canzone, Use, una “chicca” piano e voce live.

Le uniche mancanze del lavoro di Fender risiedono nella variazione, nell’introduzione di diversi strumenti e nell’azzardo su sentieri meno calcati. Per quanto sia ripetitiva la scelta delle ambientazioni in Hypersonic Missiles, il disco rimane un buon lavoro pop-rock che consacra il giovane cantautore britannico come una delle più promettenti voci del futuro.

Riccardo Colombo