Se mai vi chiedessero di trasportare in macchina un enorme fallo di plastica da una parte all’altra della città, vi conviene accettare tale folle impresa: il “pacco” potrebbe essere destinato al set di uno dei più grandi registi della storia del cinema. È stato proprio grazie al suo coraggio e alla sua salda professionalità che Emilio d’Alessandro ha iniziato a collaborare con Stalney Kubrick. Nato a Cassino e trasferitosi a Londra negli anni ’60 all’età di diciotto anni per evitare il servizio militare, Emilio gareggia in Formula Ford per qualche anno, ma quando i guadagni non bastano a mantenersi entra come autista nella compagnia privata di trasporti dei Pinewood Studios, finché nel 1971, verso la fine delle riprese di Arancia Meccanica, non entrerà in contatto con Stanley Kubrick e verrà assunto da lui come autista privato.

A consacrare definitivamente la figura di Emilio è stato il documentario di Alex Infascelli S Is for Stanley, vincitore come Miglior Documentario ai David di Donatello del 2016 e presentato come evento speciale nelle nostre sale lo scorso 30 maggio. Il film è tratto a sua volta dal libro-intervista Stanley Kubrick e me (Il Saggiatore, 2012), scritto dallo stesso Emilio insieme a Filippo Ulivieri, co-sceneggiatore di Infascelli.

kubrick

Nel documentario è solo Emilio a gestire il discorso, che il regista asseconda lasciandogli ampio respiro: come in un flusso di coscienza, tutto è filtrato dal suo punto di vista, le sue parole si snodano tra ricordi, aneddoti, commozione e risate, accompagnate da fotografie, appunti, note, lettere e materiale d’archivio ma non da scene del film, che avrebbero tanto inutilmente quanto inevitabilmente assunto un ruolo protagonista. Non serve altro per capire come mai Emilio, da semplice autista, è diventato il tuttofare e l’amico più fidato di Kubrick, legato a lui da un rapporto di simbiosi e di necessità reciproca. Dal suo modo di gesticolare, di muoversi e di parlare, infatti, si intuisce come Emilio sia l’alter ego “normalizzato” di Kubrick: preciso, puntuale, discreto e professionale; l’aiuto ottimale per un genio maniacale e ossessionato dalla perfezione dei dettagli. Ma non bastava, Kubrick voleva che Emilio diventasse sempre più simile a lui, un uomo dedito in toto al proprio lavoro, 24h/7, senza vacanze, né pause, né sonno, pronto a sacrificare tutto per il datore di lavoro; per Kubrick ogni minuto della propria vita e di quella dei suoi collaboratori doveva essere produttivo. Così, progressivamente, Emilio si trasforma nel braccio destro perfetto: esecutore ligio e cieco, non chiedeva mai nulla al proprio capo, né osava mettere in discussione le sue scelte, forte di una fiducia reciproca che durerà quasi trent’anni.

Grazie ai racconti di Emilio si svelano i lati inediti e privati di un regista di cui si pensava di conoscere ormai ogni aspetto, ma soprattutto si scopre una figura invisibile eppure fondamentale per gli ultimi quattro film di Kubrick (Barry Lyndon, Shining, Full Metal Jacket e Eyes Wide Shut), che figura come assistente di produzione per gli ultimi tre e senza il quale l’ultimo non sarebbe probabilmente mai esistito. Infatti, oltre a essere presente come comparsa nei panni dell’edicolante da cui Tom Cruise (Bill) compra il giornale e a ricevere numerosi omaggi come il “Caffè da Emilio”, Kubrick girò il film solo dopo essersi assicurato della sua presenza sul set: “Dammi una mano, se torni qui per le 16 settimane di ripresa lo giro”.

eyes wide shut

S Is for Stanley è il racconto di una storia d’amore quotidiano tra due persone che fecero della loro diversità un collante solido e duraturo, fatto di rispetto e ammirazione reciproci. Proprio l’ignoranza naif e la praticità di Emilio arricchirono l’arte visionaria di Kubrick, che si rivolgeva all’amico per consigli sulla scelta degli attori o sulla stesura delle sceneggiature. Questo dialogo fitto e stimolante rivive nel film di Infascelli, nel quale prende la parola anche il Kubrick stesso attraverso una voce fuori campo che legge i suoi appunti e le sue lettere indirizzate a Emilio.

Chi si sarebbe mai aspettato tanta premura, affetto, dolcezza e generosità dall’autore di film come Full Metal Jacket e Arancia Meccanica? Per gli 80 minuti di documentario Kubrick non sarà altro che un uomo esigente, certo, ma altrettanto buono, seppur incapace di provare empatia e di rapportarsi in modo “sano” con la società, preda di un egoismo irrefrenabile. Emilio viveva entrambi i lati di Kubrick, e questa alterità trapassa anche dal film: la pellicola rimbalza continuamente tra il Kubrick pubblico dei successi cinematografici e il Kubrick privato, un essere umano come tutti gli altri; tra mito e persona.

Parafrasando Neil Young, tutte le persone hanno bisogno di un Emilio, e quando un genio ha la fortuna di trovarne uno, il loro incontro avrà l’effetto di un miracolo.

Benedetta Pini