Voto

5.5

Il nuovo lavoro di  Ferzan Özpetek ha la capacità di farsi ricordare dal pubblico come il suo film “meno peggiore” degli ultimi anni. Costruita come una sorta di thriller privo di colpi di scena, la sceneggiatura si abbandona a un’introspezione prolissa che non riesce a essere accattivante e finisce per ingabbiarsi nella macchinosa volontà di costruire un soggetto che funzioni a ogni costo.

La pellicola rispetta comunque l’identità ben definita del regista turco, la cui firma si rende evidente sia nello stile di regia che nell’affascinante colonna sonora, ormai marchio di fabbrica dei suoi lavori. Gli attori, poco noti al pubblico italiano, funzionano e attribuiscono ai personaggi una spontaneità e una fragilità convincenti. Infine c’è Istanbul, città dalla poetica malinconica ed effettiva coprotagonista, che contribuisce a salvare il film dal fallimento totale; nonostante la certezza che i tempi di Le fate ignoranti (2001), Saturno contro (2007) e Mine vaganti (2010) sono solo un lontano ricordo.

Fabrizio La Sorsa