Voto

3

Appassionati di giustizieri morali, di mondi videoludici e di finali lieti, siete stati accontentati: è al cinema Robin Hood – L’origine della Leggenda, aspirante blockbuster con Taron Egerton nei panni del celeberrimo ladro che rubava ai ricchi per dare ai poveri.

Il film di Otto Bathurst assume uno sguardo presuntuoso fin da subito, affidando a una voce narrante che si sentirà solo all’inizio (e durante i titoli di coda, animati a mo’ di libro antico) la presentazione della storia: nulla di ciò che si sa sulla leggenda di Robin Hood è vicino alla verità dei fatti e l’obiettivo del film sembra essere proprio quello di svelarla. Insomma, un grande hype che porta a sperare di vedere un Robin Hood inedito.

E invece no: tutto ciò che di nuovo si scopre sull’origine della leggenda di Robin Hood è soltanto come si chiami e da dove provenga, e senza alcun tipo di approfondimento: si tratta di dati che trapelano come semplici informazioni, liquidati nei primi venti minuti del film. Vengono semplificati e ridotti allo stesso modo anche gli incontri di Robin Hood con gli altri personaggi principali della storia, come Little John (qui interpretato da Jamie Foxx, forse l’unico che rende giustizia al personaggio del leggendario “moro”) e Lady Marian (Eve Hewson).

Di minuto in minuto la trama perde di brio: combattimenti lunghissimi con arco e frecce, che richiamano una dimensione da videogioco alla Assassin’s Creed (anche perché sono ambientati nello stesso periodo storico, quello delle crociate cristiane), servono da riempitivo in una sceneggiatura scarsa di contenuti. Poco a fuoco il protagonista, che sembra non credere mai davvero nella causa e darsi da fare solo per riconquistare l’amata.

Tutti i personaggi, Robin Hood compreso, soffrono di una forte bidimensionalità: cercano di strizzare l’occhio agli eroi Marvel (le cui caratteristiche sono, per lo più, genialità accompagnata da una forte base di auto-ironia) ma senza riuscirci minimamente; nessuna battuta, nessun inside joke. Anche i potenziali arci-nemici politici come Will Tillman (Jamie Dornan) risultano piatti e privi di sprint, e vengono relegati alla funzione di semplici avversari amorosi. Insomma, persino gli intrecci della saga di Twilight sembrano più credibili.

Caterina Prestifilippo

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