Voto

7

Non si può negare che grazie alla trap, quel genere emerso in Italia da poco – e che ha portato una salubre ventata di novità –, sia emersa una rosa di artisti notevoli, e tra i giovanissimi si siano distinti – e senza rimanere troppo ancorati a quell’etichetta – nomi come quello di Rkomi. 

Il giovane milanese, classe ‘94, è uscito con il suo primo vero e proprio disco, un lavoro che – nonostante la tenera età rispetto agli altri protagonisti della scena – permette all’autore di dimostrare un’abilità tecnica in grado di spaziare con successo tra numerose sonorità. La varietà di basi è dovuta al gran numero di producer: Rkomi sa rappare tanto su quelle più acustiche, come Apnea prodotta da Carl Brave, quanto su quelle più classiche (Solo, prod. Fritz Da Cat), senza dimenticare i suoni à la Shablo in Mai più, Origami, Peaky Blinders e 4Z

Pochi featuring – compaiono solo Marracash (Milano Bachata) e Noyz Narcos (Verme) –, per lasciare spazio ai testi di Mirko; testi autobiografici che hanno l’umiltà di non cadere mai nell’autocelebrazione e preferiscono incentrarsi sui dettagli di una vita che gli ha permesso di raggiungere grandi traguardi, sebbene tra molte difficoltà.

Anna Laura Tiberini