Voto

7

Il secondo disco di Rkomi la dice lunga già dal titolo: Dove gli occhi non arrivano potrebbe essere lo slogan perfetto per un rapper cresciuto in periferia e catapultato in un mondo dettato da rigide regole discografiche. E se si volesse cercare un sottotitolo, quello potrebbe essere Dove la musica può arrivare, senza etichette e senza pregiudizi.

A un primo ascolto il lavoro di Rkomi sembra essersi d’improvviso piegato ai dettami delle major, che reclamano pezzi che “canterebbero le mamme nel traffico in tangenziale”, ma non bisogna fermarsi lì. Tanti gli occhi puntati sui featuring, molto lontani dal mondo del rap italiano (come il ritornello di Blu affidato a Elisa e quello di Canzone a Jovanotti), pochi quelli che valorizzano la capacità dell’artista di cambiare pelle come un camaleonte e adattarsi alla melodia delle 13 diversissime tracce del disco.

Il punto di forza di Dove gli occhi non arrivano è proprio quello di dimostrare al mondo dell’hip-hop che rimanere statici è sinonimo di ristagno. La sperimentazione di Rkomi, che si destreggia con maestria tra basi funkettone (Cose che capitano è una delle canzoni più riuscite del disco) e acustici pop, conferma per la seconda volta la sua grande capacità testuale, che non smette ancora di giocare con rime e parole.

Anna Laura Tiberini