Voto

7.5

Kore’eda Hirozaku attinge direttamente dai ricordi della sua infanzia per tessere la trama di un dramma ambientato in Giappone, imperniato su una storia quantomai attuale: in Ritratto di famiglia con tempesta a tenere banco sono le vicende di Ryota (Abe Hiroshi), scrittore e investigatore privato che deve far fronte al dolore di un rapporto infranto, di un divorzio che ha allontanato per sempre il suo grande amore e l’unico figlio. Una sceneggiatura straordinaria, una regia inconsueta e lontana dai dettami del montaggio classico seguono con successo l’andamento della storia, troncando il rischio di trasformare i momenti più ricchi di pathos in sceneggiate e instaurando una distanza dolorosa ed equilibrata tra protagonisti e spettatore: il risultato è la creazione di un mondo dove i personaggi sono lasciati al loro incerto destino, condannati all’impossibilità di trovare una fonte di comunicazione.

In questa dimensione si inserisce l’azione straordinaria della tempesta, del tifone inaspettato che spezza la freddezza e la sicurezza dei legami sociali, costringendo chi vi si trova coinvolto a trovare un riparo e malgrado tutto condividerlo. In questo modo nasce una straordinaria possibilità di contatto dal significato profondo e per niente banale.

Ritratto di famiglia con tempesta si dimostra una pellicola di matrice intimistica, capace di sfoggiare allo stesso tempo leggerezza e profondità, impreziosita da una colonna sonora in lingua originale da cui prendono spunto diversi e interessanti dialoghi dei protagonisti, tra cui spicca per simpatia la signora Toku, madre di Ryota, suocera di Kyoko e nonna del piccolo Shingo.

Ambrogio Arienti