È il 1917. Le truppe bolsceviche guidate da Lenin sono pronte a occupare il Palazzo d’Inverno, centro politico dell’allora capitale Pietrogrado, e rovesciare il governo provvisorio istituito dopo l’abdicazione forzata dello zar Nicola II. Migliaia di contadini e operai provenienti dalle campagne russe sono disposti a mettere a ferro e fuoco le città per spezzare l’autocrazia zarista che li opprime.

Ma in questo clima di tensione e rivolta, quale ruolo ricoprono gli artisti russi? Attraverso un percorso visuale tra le opere di Malevič , Kandinskij, Rodčenko e Chagall, la pluripremiata autrice della BBC Margy Kinmonth descrive il ruolo dell’artista durante la rivoluzione russa, tra sperimentalismo e innovazione. Grazie a un ricco repertorio di interviste, testimonianze e documenti d’epoca, la Kinmonth delinea una parabola che dalla rottura con il figurativismo tradizionale, a opera del suprematismo di Malevič e dell’astrattismo di Kandinskij, conduce all’imporsi di una nuova tendenza artistica d’avanguardia, destinata a farsi conoscere in tutto il mondo.

Poco dopo la rivoluzione d’ottobre, tuttavia, gli stessi artisti che avevano lottato a fianco di Lenin per mezzo di una propaganda audace e serrata sono improvvisamente condannati, arrestati e giustiziati dal regime autoritario imposto da Stalin. La nuova arte russa si spegne, così, vittima delle purghe staliniane, colpevole di aver rivoluzionato il concetto stesso di arte e di artista.

Giorgia Maestri