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Resistance – La voce del silenzio racconta la storia del francese di origini ebraiche Marcel Mangel, nome poi cambiato in Marceau, e dei tanti bambini ebrei rimasti orfani in seguito alle rappresaglie naziste. Durante la Seconda Guerra Mondiale il giovane Marceu, attore e mimo di professione, si unisce resistenza francese, riuscendo a portare in salvo molti bambini ebrei tramite un sistema clandestino che li porta al sicuro nella neutrale Svizzera. Resistance dovrebbe mostrare proprio la particolarità di Marcel in quanto esponente dell’arte mimica, in un primo tempo malvista e giudicata fine a sé stessa dalla famiglia, ma che si rivelerà la chiave di volta per rendere l’esperienza della guerra meno straziante per i piccoli orfani.

L’ambizione di restituire un quadro della guerra e della Resistenza a 360°, coprendo un arco temporale molto vasto, non gioca a favore del film, che finisce col presentare alcuni episodi in modo raffazzonato e sacrificare lo sviluppo della figura di Marcel (Jesse Eisenberg), protagonista affascinante e poliedrico con un grande potenziale, che viene relegato a una caratterizzazione bidimensionale e superficiale. Il suo rapporto con i bambini (ai quali è apertamente dedicato il film), fatto di sorrisi sinceri e gesti spontanei, perde progressivamente la magia iniziale, e questa dinamica passa sempre più in secondo piano per la scelta di fornire un quadro storico completo ma fine a se stesso.

Giulia Crippa