Pochi festival cinematografici in Italia sono così attenti alle proposte più recenti e curiose del panorama internazionale come lo è il Bergamo Film Meeting, giunto quest’anno alla sua 37esima edizione. Inaugurata lo scorso 8 marzo con la proiezione del capolavoro di Fritz Lang Metropolis (1927) in versione restaurata e sonorizzata live da Jeff Mills, dj e producer di Detroit, l’iniziativa si è confermata attenta anche ai grandi titoli del passato che dimostrano ancora oggi la loro disarmante attualità.

L’ennesima esplorazione della nouvelle vague ha però un sapore diverso al Bergamo Film Meeting, perché a guidare il pubblico è stato Jean-Pierre Léaud in persona, attore feticcio di François Truffaut e simbolo del movimento: partendo da I quattrocento colpi (1959), film che sancì l’inizio del sodalizio tra attore e regista, fino a Effetto Notte (1973), passando attraverso i lavori insieme a Godard, come Maschio e femmina (1966) e La cinese (1967), o a Jerzy Skolimowski in Le départ/Il vergine (1967). In parallelo un omaggio a un autore molto meno conosciuto eppure fondamentale per il cinema contemporaneo: in anteprima nazionale, la personale completa dedicata a Karpo Godina, figura tra le più rappresentative del cinema jugoslavo e sloveno ed esponente principale della Black Wave, che collaborò con grandi autori quali Želimir Žilnik e Lordan Zafranović. All’interno della sezione Europe Now! hanno trovato spazio altre due personali. Una di Bent Hamer, regista, sceneggiatore e produttore della New Wave norvegese, che con il suo tocco delicato e ironico ha creato film dalla profonda carica umana. Dopo l’esordio con Eggs (1995), il suo ultimo lungometraggio, 1001 grammi (2014), è il ritratto di una solitudine esistenziale messa in scena con tocchi surrealisti. L’altra dedicata allo spagnolo Alberto Rodríguez Librero, esponente di un cinema interessato a storie sporche, di violenza e bassifondi. Dall’esordio con un film su un insospettabile rapinatore di banche in Bancos (1999) è approdato prima al poliziesco con Grupo 7 (2012) e poi al thriller cin La isla mínima (2014).

Come sempre attenta a selezionare nuovi autori con uno sguardo lucido sulla contemporaneità, la sezione Mostra Concorso di quest’anno ha accolto sette lungometraggi in anteprima provenienti un po’ da tutto il mondo. A spiccare è stato l’inglese Obey di Jamie Jones, un’opera prima che racconta l’escalation di violenze che si verificarono nelle strade londinesi nel 2011 in seguito all’assassinio da parte della polizia di un giovane ragazzo nero padre di quattro figli. Come suggerisce il titolo, è un film che parla di potere, di amicizia, di famiglia e di sesso, di rabbia, di paura e di desiderio di rivalsa. Ma è dall’Argentina che arriva il vincitore: El motoarrebatador di Agustín Toscano. Ambientato in un recente scenario di crisi economica all’interno del quale si muovono personaggi costruiti con cura, il film affronta con punte di comicità la storia di un ladro che decide di fare amicizia con la donna più anziana che si trova a derubare; uno spunto per allargare il discorso a temi quali la famiglia, la lotta tra classi sociali e il contrasto tra moralità e legislazione circa il concetto di giustizia.

Il concorso documentari, Visti da vicino, torna a proporre un’offerta eterogenea di prodotti indipendenti, tra corti, medi e lungometraggi. Zentralflughafen THF di Karim Aïnouz racconta l’aeroporto Tempelhof di Berlino, oggi rifugio per richiedenti asilo; Røverdatter di Sofia Haugan dipinge in modo crudo e intimo la vita di chi si trova a convivere insieme a un tossicodipendente, con tutte le avversità e i problemi che si presentano quotidianamente, senza dimenticare qualche tocco di comicità. Mamacita di Josè Pablo Estrada Torrescano parla di un’ex regina di bellezza ora imprenditrice, madre e nonna; una forza della natura che ha costruito un ricchissimo impero di prodotti di bellezza in Messico. Un ritratto dolce e sincero della nonna del regista girato principalmente nella sua stravagante casa e prestando particolare attenzione ai dettagli ornamentali, che assumono il ruolo di diversivi dalle profonde ferite familiari vissute da Mamacita. Infine <3 di Marìa Cabot racconta un parco di Madrid brulicante di giovani entusiasti che desiderano dare libero sfogo alle loro passioni, trovare l’amore e accendere il desiderio. Frenetico e vivace, il film restituisce un mondo in cui gli eventi, i pensieri e le emozioni si confondono, l’unico forse dove è possibile che ogni particolare modo di connettersi con se stessi e gli altri trovi il suo spazio.

Tra proiezioni, incontri con gli autori, eventi speciali, percorsi formativi rivolti alle scuole, tra arte, musica e fumetti si è chiusa la 37edizione del Bergamo Film Meeting. Ci vediamo l’anno prossimo!

Anna Bertoli