Voto

2

Siete appassionati di anime giapponesi e dei loro tipici drammi esistenziali senza via d’uscita?
Allora sarete felici di sapere che è arrivato al cinema il live action di Remi, il film tratto dal classico per l’infanzia Senza Famiglia di Hector Malot, con Daniel Auteuil e Maleaume Paquin, per la regia di Antoine Blossier.

Il film segue piuttosto pedissequamente la storia originale: Remì, un orfanello di dieci anni, viene strappato violentemente alla sua famiglia adottiva e viene affidato ad un artista di strada, un ex violinista di fama internazionale, Vitalis. Una serie di peripezie lo faranno scontrare con la crudeltà del mondo degli adulti, fino ad un epilogo dolce amaro.

La pellicola sembra viaggiare su un doppio binario: da un lato un’ottima fotografia con un’attenzione particolare a certe composizioni d’immagine (si pensi alla citazione di Sentieri Selvaggi in cui i tre personaggi si salutano sulla soglia di casa), dall’altro una sceneggiatura che enfatizza in modo davvero estremo la tragicità degli eventi.

Nella volontà di mettere a fuoco la drammaticità della storia, si rischia di perdere di vista il target del film:  certamente questa narrazione non riesce a toccare i bambini per via dell’alto tasso di dramma, ma ugualmente non tocca gli adulti, insistendo su un patetismo senza scopo.

Caterina Prestifilippo