Voto

7

I profani del genere si ricorderanno di Regina Spektor per la sigla di Orange Is The New Back o per la colonna sonora del film 500 giorni insieme. Effettivamente, la musica della cantante russa, trasferitasi successivamente in America, si presta a essere il leitmotif di ogni storia d’amore, ma questa patina di incredibile stucchevolezza è solo la punta dell’iceberg di una personalità artistica eclettica, frutto dell’incontro tra una formazione prettamente classica e la volontà di andare oltre i canoni di quella stessa musica folk.

Remember Us To Life, nonostante l’ossatura di arrangiamenti orchestrali (Tornadoland), è l’esatto specchio della figura artistica di Regina Spektor, che racchiude due tendenze, una più classica e intima e un’altra pop e mainstream. Le linee melodiche molto semplici, alla base di una voce potentissima e di testi altamente emotivi, lasciano spazio a momenti di sperimentazione che la portano a confrontarsi anche con tracce di matrice elettronica. Se Bleeding Heart in apertura, col suo testo struggente accompagnato da un violoncello imperante, rappresenta la parte più edulcorata di Regina, più avanti Small Bill$, con il suo ritmo acceso e vivacizzato da percussioni violente e cadenzate, suggerisce un’influenza hip-hop.

A quattro anni dal suo ultimo lavoro, Regina Spektor si conferma una cantautrice di grande spessore, dalla forza lirica altamente evocativa e dalla grande capacità vocale, ma che non riesce a offrire nuovi spunti e nuove sfaccettature artistiche.

Eleonora Orrù

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