Un volo a novemila metri d’altezza, un piano criminale architettato nei minimi dettagli e un aereo che si trasforma improvvisamente in una prigione. Questi gli unici elementi narrativi su cui Wes Craven costruisce e sviluppa un thriller adrenalinico, energetico e avvincente. Raccogliendo l’eredità del Maestro della suspense Alfred Hitchcock, il regista si dimostra capace di coinvolgere emotivamente il pubblico, catapultandolo insieme alla protagonista in un’altra realtà, all’improvviso e senza alcuna coordinata per riuscire a orientarsi

Uscito nelle sale nel 2005, Red Eye recupera e riattualizza al meglio il concetto di suspense: tolto l’incipit, che ha luogo nell’aeroporto, e la scena finale, l’intera narrazione si svolge in un unico luogo, ovvero a bordo di un aereo in volo, costruendo così un ambiente di per sé claustrofobico e incontrollabile. È proprio qui che la protagonista Lisa Reisert (Rachel McAdams), direttrice di un lussuoso albergo, entra in contatto con Jackson (Cillian Murphy), il giovane passeggero seduto accanto a lei, che si rivela un terrorista intenzionato a uccidere un politico che soggiornerà nell’hotel dove lei lavora. Lisa viene così costretta, dietro minacce e ricatti, a diventare sua complice, in caso contrario, suo padre verrà assassinato. Lisa si trova di fronte a una scelta impossibile: salvare una vita a discapito di un’altra.

Tratteggiati da una sceneggiatura originale dalle battute spigolose e mai sopra le righe, Rachel McAdams e Cillian Murphy incarnano rispettivamente il ruolo di vittima e villain, portando queste tipologie di ruoli al di fuori delle solite convenzioni. Murphy, con la sua espressione angelica, prima ammalia e affascina, per poi stupire e pugnalare alle spalle; McAdams passa da vittima inconsapevole a eroina astuta, ribaltando gli equilibri di potere.

Velitchka Musumeci