Voto

5

Isabelle di Mirko Locatelli sembra un tentativo affrettato di trasporre sullo schermo un dramma borghese d’altri tempi. I personaggi si rincorrono sempre con un secondo fine, manca affetto genuino anche all’interno della famiglia protagonista e dilaga una freddezza generale che, nonostante le tragiche circostanze drammatiche, non convince del tutto: è come se mancasse un po’ di cuore.

Presentato al Montreal World Film Festival, il film ha vinto il Premio per la Miglior Sceneggiatura, e non a caso: i dialoghi fra Isabelle (Ariane Ascaride) e il figlio Jérôme (Robinson Stévenin) sono costruiti con estrema precisione, descrivendo nella loro essenzialità il complicato rapporto fra i due, legati da un segreto condiviso che ha sconvolto le loro vite. È proprio attorno a questo mistero, e soprattutto al tentativo di Isabelle di tenere la situazione sotto controllo, che ruota tutta la storia. Se Jérôme è presentato come un uomo inquieto, che non riesce a lasciarsi andare perché angosciato dal senso di responsabilità nei confronti di se stesso e della madre, Isabelle mantiene un terrificante sangue freddo, guidata dal costante desiderio di salvare le apparenze, unica sua vera preoccupazione.

Il loro rapporto è messo in secondo piano dall’arrivo di Davide (Samuele Vessio), un ragazzo giovane a cui Isabelle dà ripetizioni e con il quale instaura una relazione dai contorni mai del tutto manifesti. La disparità fra la recitazione di Vessio e quella nettamente superiore di Ascaride, indebolisce di molto la potenza delle interazioni fra i due. Inoltre, mentre gli sconvolgimenti interiori di Isabelle sono seguiti da vicino, lo stesso non si può dire per Davide. Non si capisce mai del tutto cosa sappia e cosa pensi dell’insegnante: immerso in questa vaghezza, il personaggio cambia faccia all’improvviso, troppo bruscamente per risultare credibile.

Sognanti, invece, i momenti di casualità, quando i protagonisti smettono di controllare i propri movimenti e, colti di sorpresa, lasciano andare le emozioni fino a quel momento trattenute: la caduta di un quadro nel cuore della notte che fa scoppiare in lacrime Isabelle, o la scena in cui lei e Davide ballano durante il pranzo ad un’osteria. L’impressione che prevale è quella di un lavoro appena iniziato, che si permette troppa superficialità e non riesce a comunicare davvero.

Clara Sutton

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