Voto

7

Mentre i primi accordi di Jump dei Van Halen irrompono sui titoli di testa, la mente vola agli anni ’80, a un certo cinema di avventura per ragazzi diventato talmente iconico da essere rivissuto oggi con nostalgia e rinnovato fascino. La corsa alle chiavi del regno virtuale di Oasis trasuda quella mitica era del cinema in cui si andava a caccia di tesori con i Goonies o si saltava nel tempo con Marty McFly: a partire dalla colonna sonora à la John Williams di Alan Silvestri (che ha composto le musiche di Ritorno al futuro) fino alla sceneggiatura, che mette in scena un mondo rassicurante in cui si sa sempre distinguere i buoni dai cattivi e un gruppo di ragazzi coraggiosi può mettere i bastoni tra le ruote alla malvagia multinazionale di turno.

Se il racconto soffre di una certa pedanteria – specialmente a causa di un uso insistente della voice over  la professionalità di Spielberg riesce a tenere ben salda la barra del timone. Che si tratti di una sfrenata corsa automobilistica o di una battaglia campale, il regista di Cincinnati lancia i suoi spettatori in un forsennato crescendo di spettacolo: movimenti di macchina fluidi e mobili rendono concitate le scene d’azione, che pur mantengono una chiarezza e una semplicità impressionanti considerato il gran numero di eventi e personaggi sullo schermo.

Intensificando i riferimenti cinefili rispetto alla sua controparte cartacea, Ready Player One mette in scena quella rivincita dei nerd che da qualche anno sta caratterizzando la grande industria dell’intrattenimento. Una rivincita patrocinata dallo sguardo sornione di Spielberg, che non si prende troppo sul serio e presenta la sua storia con una sottile ironia capace di rendere il risultato più gustoso e digeribile.

Francesco Cirica