Voto

8

Silenzi, pause e freddo. Nessun elemento preannunciava il coinvolgimento emotivo e il pathos, pur sempre controllato, di Rams – Storia di due fratelli e otto pecore. Eppure, durante la proiezione – in particolare sul finale –, potreste anche sorprendere qualche lacrima in agguato, persino nel vedere un uomo che abbraccia commosso delle pecore.

Film vincitore del premio Un Certain Regard al Festival del Cinema di Cannes del 2015, Rams – Storia di due fratelli e otto pecore è ambientato in una terra desolata nel nulla dell’Islanda, della quale il regista Grímur Hákonarson ci regala immagini di meravigliosi paesaggi. Un universo e uno stile di vita, quindi, lontani da quasi ogni spettatore seduto in sala. E si parla di pecore, per parlare in realtà di vita, in particolare di quella dei fratelli-nemici Gummi e Kiddi. Una storia particolarissima e individualissima diventa così universale: chi non ha mai discusso con il proprio fratello o sorella per poi non parlargli per un certo lasso di tempo? Chi non ha mai desiderato ribellarsi a imposizioni poste dall’alto? Chi non ha mai lottato per proteggere ciò che più amava?

Il ritmo lento iniziale incalza sempre di più: dalla commedia grottesca dall’umorismo noir si passa al dramma per approdare infine al thriller. Il filo conduttore è una fotografia strepitosa, affiancata da una recitazione adeguatamente grezza e minimale.

Benedetta Pini

Potrebbero interessarti: