1. La speranza è l’ultima a morire

Nel 2007 La bussola d’oro (Chris Weitz, USA, 2007) aveva maltrattato uno degli autori fantasy eredi dei grandi maestri del genere, Philp Pullman, spogliando la sua trilogia – La bussola d’oro, La lama sottile, Il cannocchiale d’ambra – del suo imprescindibile vulnus anticattolico e antireligioso. Tredici anni dopo, Sky Atlantic manda in onda la prima stagione di Queste oscure materie, serie coprodotta da BBC e HBO che sembra finalmente ridare dignità al mondo creato da Pullman: non c’è modalità narrativa migliore di quella seriale per restituire la complessità della storia della giovane Lyra Bellacqua (Dafne Keen), riportando al centro l’intricato sostrato letterario-religioso della saga.

2. Aderenze

Il compito di trasporre l’opera di Pullman è titanico, anche se a disposizione si hanno otto episodi da circa un’ora ciascuno. In questo senso, la questione cruciale era anzitutto capire come adattare il racconto alle esigenze narrative seriali, quanto stratificarlo, quando accelerarlo, se e come modificarlo. I tre registi che si sono alternati – Tom Hooper (Il discorso del Re), Dawn Shadforth e Otto Bathurst (Peaky Blinders; Black Mirror) – e lo sceneggiatore Jack Thorne scelgono di mantenersi aderenti alla trama de La bussola d’oro con intelligenza e audacia, valorizzando al massimo il complesso intreccio filosofico, religioso ed etico della storia. Il tutto corredato da un colpo di genio: Thorne risolve il problema di creare un aggancio per un’eventuale seconda stagione servendosi di un montaggio alternato che accosta ai fatti narrati la nascita del mondo adiacente a quello di Lyra, proiettando già lo spettatore verso La lama sottile

3. God Save the Queen

Questa stagione è solo il tassello iniziale della maestosa impalcatura su cui Pullman ha edificato un’opera di critica alla dottrina religiosa, ma è già evidente l’intenzione di insistere sulla centralità narrativa del mondo controllato dal Magisterium. La definizione con cui Pullman si descrive – un religioso ateo – comprova la complessità metaforica del racconto, schierato in difesa di una concezione tutt’altro che spinoziana del libero arbitrio e di un radicale rifiuto dell’istituzione ecclesiastica della Chiesa. Insomma, questi primi otto episodi sono un promettente trampolino per le prossime stagioni.

4. Terrazza Panoramica

L’esperienza visiva, seppur su piccolo schermo, è maestosa, dimostrando ancora una volta l’attenzione di HBO verso l’estetica dei suoi prodotti. Non soltanto le sequenze propriamente action, ma l’intera messa in scena è magnetica, risultato di un sapiente pastiche di atmosfere vintage, distopiche, futuristiche e, ovviamente, fantasy. L’imponente team capitanato da Russell Dodgson ha saputo trasformare in immagini il complicatissimo genio di Pullman – realizzando più di duemila inquadrature animate e ambienti in CGI.

5. Banalità

Tutto è calibrato al millimetro anche da un punto di vista della recitazione, merito dell’accostamento di attori affermati (su tutto James McAvoy) ad altri pressoché sconosciuti.

Davide Spinelli