Voto

5

Nonostante le commoventi interpretazioni di Catherine Deneuve (Béatrice) e Catherine Frot (Claire)  Quello che so di lei si riduce a un intreccio povero di creatività, scandito da risvolti poco innovativi e incisivi. La pellicola pare quasi frutto di una mente indecisa che, stuzzicata dall’idea di realizzare un delicato comedy drama, centellina invece le risate e riversa sullo spettatore un fiume di tristezza e malinconia.

Questo, di per sé, non sarebbe un ostacolo alla buona riuscita del film: le emozioni non mancano e il processo di evoluzione delle protagoniste viene rappresentato con gran finezza e spontaneità. L’incontro tra Béatrice e Claire, infatti, riapre ferite dolorose e mal suturate e mette in moto un condiviso processo di maturazione, difficile quanto necessario. Eppure, la carica emotiva accumulata è sfilacciata da un ritmo narrativo zoppicante, complice una regia che tende a forzare con grande insistenza la continuità tra passato e presente. Emblematico è il finale, che propina una catena di richiami interni alla pellicola troppo costruiti e ricercati, e cancella ogni piacevole sensazione in sala.

Anna Magistrelli