Nato a Napoli il 31 maggio 1970, Paolo Sorrentino trascorre un’infanzia serena che viene brutalmente scossa dalla perdita di entrambi i genitori, avvelenati dal monossido di carbonio di una stufa. Solo e senza una figura di riferimento, inizia ad appassionarsi di cinema durante l’università, dove fa le prime esperienze sul campo e si trova a confrontarsi con le prime difficoltà e delusioni.

Forse non tutti sanno che fu proprio in questo periodo che Paolo Sorrentino, uno studente di Economia e Commercio di 21 anni, scrisse una lettera indirizzata a Massimo Trosi, chiedendogli di poter lavorare con lui al suo prossimo film. Il giovane Sorrentino è un fiume in piena: scrive che si è appassionato alla sceneggiatura grazie al corso tenutosi da Maurizio Fiume, con il quale di lì a poco realizzerà uno dei suoi primi cortometraggi, racconta la sua esperienza come assistente alla regia in Ladri di futuro di Enzo Decaro, dal quale ammette di essere rimasto deluso per via del clima freddo e poco umano sul set, scegliendo perciò di proseguire il suo percorso formativo da solo, nella sua amata Napoli. Infine, con tono solenne, si fa coraggio e prega Troisi di farlo lavorare con lui. La conclusione è in pieno stile Sorrentino: si augura di poter vivere della propria passione senza mai dover servirsi della sua laurea.

La lettera è oggi esposta al Teatro dei Dioscuri al Quirinale, all’interno della mostra Troisi poeta Massimo e si fa portavoce di un sentore comune alla generazione di Sorrentino, riassumibile in tre parole: incertezza, aspettativa e richiesta di aiuto.

Incertezza

Dal lessico preciso di Sorrentino traspare un certo senso di insicurezza sul proprio futuro, la stessa sensazione che provano i ragazzi di oggi. La lettera risale al 1991, ma solleva un quesito che perdura anche a distanza 28 anni: arrischiarsi a vivere delle proprie passioni o trovare un lavoro sicuro? La storia di Paolo Sorrentino è quella di uno che non si è mai arreso, che nonostante le difficoltà ha tenuto duro, e il futuro gli ha poi dato ragione, ma è stato anche un salto nel vuoto, senza la certezza di un futuro lavorativo roseo.

Aspettative

Il ventunenne Paolo racconta in modo genuino le difficoltà e le delusioni riscontrate sul primo set in cui si è trovato, rimanendo amaramente deluso per aver trovato un clima poco umano, diverso da quello che si immaginava. Arriva per tutti quel momento: mettere in discussione non solo noi stessi ma anche le nostre aspettative rispetto a situazioni tanto immaginate e idealizzate.

Richiesta di aiuto

Dalle sue parole emerge un forte senso di solitudine e abbandono, che è forse il sentimento principale a spingerlo a rivolgersi a Troisi per un sostegno, una possibilità. La storia di Sorrentino è come quella di tanti ragazzi e ragazze di oggi, che cercano fare carriera nel proprio campo lavorativo ma si trovano lasciati a loro stessi, a dover contare esclusivamente sulle proprie forze.

Velitchka Musumeci