Voto

6

Dopo ben due anni di silenzio i Protomartyr tornano a esibire i loro pruriti post-punk e la loro mestizia dark wave, affidando questa volta la produzione a Sonny Diperri.

È sufficiente ascoltare le prime due tracce, però, per capire come Relatives In Descent pecchi di eccessiva coerenza. Escamotage sonici quali la costante reiterazione di figurazioni di chitarra monoaccordo, atte a creare un senso di tensione crescente, e il parlato del cantante Joe Casey – un po’ troppo vicino al Nick Cave di Skeleton Trees (2016) – tornano con una costanza quasi esasperante in tutti i brani del disco. 

Altrettanto scontata è inoltre l’improvvisa conflagrazione anarchica delle chitarre, che abbandonano i monolitici ostinati per lasciar posto al caos sfrenato di feedback e distorsioni. Sono interessanti, al contrario, l’utilizzo ornamentale della seconda chitarra e il sinuoso movimento del basso, chenel brano Windsor Hum gira intorno alle ossessive pulsazioni della batteria.

Federica Romanò

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