Voto

6

I Primal Scream tornano in scena con Chaosmosis, un disco che non rende giustizia allo status di band alternative di culto raggiunto nel tempo: le troppe costruzioni melodiche synth pop e gli eccessivi rimandi alla disco anni ‘80 non sono che i primi punti a sfavore del disco; la violentissima collisione tra indie rock e disco music si rivela un’arma a doppio taglio, forse una scelta troppo ardita. Se anche si chiudesse un occhio su questi aspetti stridenti con il percorso di una band che non ha mai fatto dell’eterogeneità il proprio punto di forza, quello che rimane non basterebbe a raggiungere la sufficienza, mancando di componenti davvero significativi. 

L’incisività, là dove vacilla, viene però recuperata da brani come Private Wars e Golden Rope: una ballata folk sorretta da eleganti arrangiamenti e pacati cori il primo; più rock e ritmato molto Rolling Stones, il secondo.

Bisogna però riconoscere che, come in gran parte dei dischi della band, in questo album è possibile riscontrare alcune melodie, ritmi o riff che riescono facilmente a insinuarsi nella mente dell’ascoltatore e rimanerci per un po’.

Valeria Bruzzi