Voto

7

Pochi mesi dopo l’uscita di Beerbong & Bentleys Post Malone dichiarava quanto fosse ormai diventato anacronistico parlare di generi musicali. Un concetto sostenuto in quello stesso album, ma senza troppa convinzione e idee. Ascoltando Hollywood’s Bleeding dalla traccia uno alla diciassette e retromarcia, è lampante come questa volta Austin Richard Post sia riuscito a concretizzare le proprie intenzioni, aiutato anche da uno status di consumata rockstar che gli ha permesso di mettere insieme idee, racconto e persone.

E così il terzo album del cantante texano suona come una playlist di brani, ognuno disposto con sapienza su una scacchiera musicale creata per favorire la contaminazione di generi ed esaltare lo stile canoro votato alla melodia di Posty. Le prime note di Hoolywood’s Bleeding richiamano le atmosfere cloud di White Iverson, mentre il panorama cambia completamente quando si preme play su Allergic e Saint-Tropez, con un synth-pop energico e ruggente.

L’introspezione è sempre la carta fortunata del mazzo, succede in ballate R&B e fascinosamente rétro come Myself, ma anche in Staring at The Sun e Take What You Want, che rappresentano la summa del pensiero di Malone: prima al fianco di una celestiale SZA in un duetto che diventa coro e poi al fianco di Ozzy Osbourne e Travis Scott nella produzione più dark e dominante di tutto l’album, che si conclude con un assolo di chitarra di oltre 50 secondi. Commistione, appunto.

Matteo Squillace