Voto

7

A febbraio Pop Smoke muore assassinato nella sua abitazione in California, due colpi di arma da fuoco che interrompono la produzione dell’album di debutto, in seguito terminato dall’etichetta sotto la supervisione di 50 Cent e rilasciato lo scorso 3 luglio. Intitolato Shoot for the Stars, Aim for the Moon, il progetto realizza un equilibrio perfetto fra acutezza e ottusità di liriche e produzioni: un vero e proprio testamento della versatilità e del carisma del pioniere della drill music di Brooklyn.

Dopo un intro che dà tono all’album, agghiacciante per il verso che anticipa la morte dell’artista (“I look my killer in his eyes, I’m talkin’ face to face”), sentiamo Pop Smoke e Quavo muoversi abilmente sul basso di Aim For The Moon, una traccia adrenalinica che svela il lato tenebroso dell’artista, più languido e persino dolce nella successiva For the Night (feat. Lil Baby & DaBaby). Mentre in Gangstas afferma di essere il re di New York lanciando un dissing minaccioso a 6ix9ine (“I be in New York with the gangsters/This is the real streets shit, yeah, n***a”), in What U Know Bout Love abbassa la guardia e trasforma la sua sconfinata spavalderia in puro romanticismo (“I be lookin’ at the top and, girl, it’s only us”). L’energia infaticabile di Pop Smoke trascina l’ascolto in un’autostrada a due corsie: quella ad alta velocità dedicata alla drill music con influenze grime, e quella a bassa velocità esclusiva per l’R&B mainstream. Numerosi i sorpassi fra le due corsie, anche nella medesima traccia, come accade in 44 BullDog dove il flow del rapper si contorce dinamicamente.

Shoot For The Stars, Aim For The Moon svela un artista dalle mille sfaccettature alla scoperta del suo potenziale: liricamente già formato e capace di scrivere barre che siano al contempo spietate e delicate, e musicalmente in piena sperimentazione tra melodie cupe, hi-hat sincopati, bassi 808 (Make It Rain feat. Rowdy Rebel) e sample (Candy Shop e Many Men (Wish Death) di 50 Cent su The Woo e Got It On Me). A unire testi e produzioni il timbro gutturale e graffiante di Pop Smoke, una voce potente ed evocativa dello scenario minaccioso di un gangster movie hollywoodiano. Sapientemente completato con la bonus track Dior (jolly giocato anche nelle tre uscite precedenti) il disco è per sua natura un salto nel vuoto, forse, eccessivamente caricato di sovrastrutture (realizzate probabilmente per attutire un’eventuale caduta) e senz’altro discendente. Tuttavia, Shoot For The Stars, Aim For The Moon, come da titolo, spara alle stelle e mira alla luna. Peccato che Smoke non abbia potuto assistere a questo allunaggio.

Deborah Cavanna