Voto

4

Il ritrovamento di una misteriosa macchina fotografica d’epoca sconvolge la vita di una giovane studentessa di giornalismo e dei suoi amici, perseguitati da uno spirito che si palesa in ogni scatto e li tormenta. Se i riferimenti alla saga Final Destination non dovessero essere sufficienti a farvi storcere il naso già prima che la pellicola arrivi a metà, un braccio che brucia insieme a una fotografia “stregata” vi farà correre fuori dalla sala.

Le morti si susseguono senza intrattenere né spaventare, i personaggi sono marionette psicologicamente imbalsamate che portano avanti dialoghi poco approfonditi. Il mistero non si infittisce mai, acquisisce solamente nuovi confusi elementi fino al delirante finale, in un calderone kitch di riferimenti a serial killer e richiami allo spiritismo, conditi da stopposi cenni di denuncia a fenomeni come bullismo e revenge porn. La mancanza di un quadro coerente rende ognuna di queste tematiche un fuocherello senza forza, che si spegne nello scatto di una Polaroid. 
Click, ma è sfocata

Federico Squillacioti