Voto

5

Nonostante Pirati dei Caraibi –  La vendetta di Salazar tenti di recuperare terreno rispetto al flop del quarto capitolo, non riesce a reggere il confronto con le prime tre pellicole della saga. La regia di Joachim Ronning trova i suoi punti di forza nelle serrate scene d’azione, nei campi lunghi mozzafiato che mettono in risalto la straordinaria fotografia di Paul Cameron e negli effetti speciali spettacolari, tralasciando però la sceneggiatura, talmente piatta da rendere inconsistente perfino il personaggio di Jack Sparrow, da sempre il punto di forza della saga, e che procede con un ritmo eccessivamente vorticoso che non lascia spazio ai dialoghi, ridotti all’osso e banali.

Javier Bardem nei panni del villain risulta più convincente del Barbanera interpretato da Ian McShane nel capitolo precedente, ma rimane comunque ben lontano dallo spessore di Davy Jones, finendo così per apparire come una sua ombra sbiadita. Allo stesso modo la nuova coppia formata da Brenton Thwaites e Kaya Scodelario ripercorre i passi di Orlando Bloom e Keira Knitghley senza reggerne il confronto a causa di uno sviluppo superficiale e poco approfondito.

La vendetta di Salazar diverte, intrattiene e meraviglia il pubblico grazie a un impatto visivo magnifico, ma non raggiunge le leggendarie atmosfere magiche dei primi tre film e rende Pirati dei Caraibi l’ennesima saga rovinata dal “tirarla per le lunghe”.

Alessia Arcando