Voto

5

Se avesse messo mano alla fiaba originale, sarebbe stato criticato, ma è stato criticato lo stesso proprio per non averlo fatto abbastanza. Al Pinocchio di Garrone, infatti, manca proprio un’anima, che fosse di pancia o di testa poco importa. Ogni tentativo di intervenire con uno sguardo personale e originale viene soffocato dalla scelta di mantenersi rigorosamente fedele all’originale, riducendo la scrittura e la regia di Garrone a qualche guizzo brillante ma mai sviluppato fino in fondo.

Il sostrato macabro del Pinocchio di Collodi, che inizialmente sarebbe dovuto terminare con l’impiccagione di Pinicchio – ma l’editore del giornale su cui comparve a puntate convinse l’autore a cambiare il finale -, portando persino a letture esoteriche della fiaba – pare infatti che Collodi fosse membro di una loggia massonica – viene intensificato da Garrone con un’ambientazione gotica, una fotografia fredda e desaturata e costumi mostruosi che la quasi assenza di CGI in post-produzione rende ancora più disturbanti; ma non si spinge oltre.

Al contrario, i dialoghi edulcorati per rendere il film adatto anche ai più piccoli, il buonismo della recitazione e della fisionomia di Benigni/Geppetto e la colonna sonora smielata amplificano il lato più innocuo della fiaba, togliendo tutta la potenza di un’ambientazione costruita magistralmente per immergere lo spettatore in un contesto tetro e sinistro, dove realismo e magico si sovrappongono spaventosamente senza soluzione di continuità. Pari pari al romanzo anche la scansione narrativa per episodi, a tal punto che dopo ogni scena si sa già che cosa aspettarsi e piano piano la visione diventa sempre più noiosa.

Credendo di mantenersi al sicuro nella comfort zone di una storia che tutti hanno amato, Garrone abdica a quello sguardo autoriale che tanto ci aveva fatto amare Il racconto dei racconti, mancando di quel coraggio e anche di quella noncuranza del rischio che è forse l’unico motivo che ci rimane per fare ancora film e andare ancora a vederli al cinema.

Benedetta Pini