Le choc du futur, Marc Collin | Torino 37

È il 1978 e l’aria della trasformazione musicale parigina investe anche Ana (Alma Jodorowsky) che cerca di produrre autonomamente nel piccolo e claustrofobico appartamento di un vecchio amico una musica nuova, interamente meccanizzata. La sperimentazione attraverso un sintetizzatore di ultima generazione la fa avvicinare alla ritmica elettronica che oggi ormai diamo per scontato, avviando una rivoluzione che cambierà per sempre la storia della musica. Le choc du futur è un film ritmato, fluido e dal sapore rétro che si svolge nell’arco di una sola giornata. Dedicato a tutte le pionere in ambito artistico, porta a riflettere sulla difficoltà che negli anni ’80 un artista, e soprattutto una ragazza, doveva affrontare per riuscire a emergere nel mondo delle etichette e dei vecchi discografici, che non hanno la minima intenzione di rischiare né cedere il passo alle nuove leve.

Fida – Viva la Vida, Giovanni Troilo | Festa Mobile

Dopo svariati libri, film, documentari e immagini è difficile non essere saturi di informazioni sulla storia di Frida Khalo, e questo docu-film si allinea a tutte le opere precedenti, aggiungendovi giusto una manciata di reperti inediti. L’infanzia, l’incidente, il dolore, il dualismo, gli amori e le opere artistiche – narrate e descritte dettagliatamente dalla voce di Asia Argento -, ma anche il pensiero politico, filosofico e creativo di una delle icone femminili più importanti del ‘900.       

Il grande passo, Antonio Padovan | Torino 37

La storia divertente di una famiglia, che unisce la fantascienza e l’umile realtà di un paesino del Polesine. I protagonisti sono due fratelli che da tempo hanno preso strade separate: Dario (Stefano Fresi) ha un negozio di ferramenta a Roma e vive con la madre, mentre Mario (Giuseppe Battiston) abita da solo, come una sorta di eremita, ai margini della piccola civiltà che lo circonda. Sarà l’incidente provocato dalla paradossale, e mancata, partenza di una navicella spaziale a farli riavvicinare, in un lungometraggio piacevole e lineare, che riesce a coniugare la comicità dei dialoghi e il realismo delle ambientazioni di provincia ad elementi tipici di una cinematografia statunitense fatta di sognatori e di spionaggio internazionale, lasciando spazio anche a una serie di citazioni a Star Wars. Il risultato finale è ottimo, proprio per la capacità di dosare tutti gli elementi narrativi senza eccedere in facili esagerazioni di genere: il tema principale rimane la continua e insistente ricerca di un sogno, all’interno di una poetica che fa spesso riferimento a quella straordinaria di Carlo Mazzacurati.  

The Projectionist, Abel Ferrara | Festa Mobile

New York, Times Square, gli anni ’70/’80 e il cinema. Il proiezionista, protagonista, del documentario è Nicolas Nicolaou, un uomo “che si è fatto da solo” partendo dalla sua piccola isola, Cipro, e arrivando nella Grande Mela con una voglia irrefrenabile di migliorare la propria vita. Lavoro dopo lavoro, da maschera a bigliettaio, da gestore a imprenditore, dopo 50 anni attualmente è uno dei pochi ad avere una sala cinematografica indipendente a New York. Abel Ferrara racconta la storia di un amico cinefilo, un immigrato che si è battuto, e continua a farlo, per il grande schermo. Speranze, sogni, sacrifici, passione e tenacia che hanno accompagnato il protagonista durante la sua vita, permettendo agli spettatori di vivere e conoscere generi, distribuzione e fruizione della pulsante produzione cinematografica statunitense. Un documentario commovente, mediativo e attuale che tocca tutte le note del pentagramma, senza mai stonare.   

Prélude, Sabrina Sarabi | Torino 37

Esordio alla regia di Sabrina Sarabi, Prélude racconta una storia affine a quella di Whiplash (Damien Chazelle, 2014): David (Louis Hofmann) – volto conosciuto per la serie Dark targata Netflix – è un giovane e promettente pianista che studia in conservatorio per ottenere una borsa di studio nella prestigiosa Juilliard School. Il film riflette sul sacrificio e l’ambizione del protagonista, spinto dalla ricerca ossessiva della perfezione, dagli amori, dalle paure e dalle ansie, che influenzano fortemente il suo equilibrio mentale. Duro e pessimistico, Prélude restituisce una fotografia della frenetica competitività della società contemporanea, e lo fa attraverso la storia di un talento artistico che viene prima inghiottito e poi divorato dal flusso degli eventi.

Easy Living, Orso e Peter | FCTP

Un modo diverso e ironico per raccontare una storia di umana solidarietà. Una ragazza, il suo fratellino e un tennista americano – che sembra uscito dalla famiglia Tenenbaum –  aiutano Elvis, un immigrato clandestino, a varcare la frontiera che separa Ventimiglia dalla Francia. Vintage, pungente e stereotipato il lungometraggio narra con leggerezza un argomento di estrema attualità senza appesantirsi di significati politici ma mantenendo una determinata, leggera, cifra stilistica dall’inizio alla fine.

Ohong Village, Lungyin Lim | Torino 37

Girato in 16mm, Ohong Village è un film poetico e riflessivo che narra il rapporto tra un padre e il un figlio che vivono in un piccolo villaggio vicino Taiwan, dove gli allevamenti di ostriche sono la principale fonte di guadagno economico. Gli oracoli, le credenze religiose, la tradizione culturale, la caratterizzazione anaffettiva della figura paterna, la migrazione verso la ricca metropoli, le menzogne, la rappresentazione spettrale e cinica del ciclo di vita, unite alla grana delle immagini e al sonoro folcloristico rendono la pellicola intima ed estremamente attuale.

Lontano Lontano, Gianni di Gregorio | Festa Mobile

Roma, tre pensionati – Attilio, Giorgetto e il “Professore”, trascorrono le loro giornate girovagando nei bar di fiducia tra qualche birra, calice di vino e “gratta e vinci”. I protagonisti vivono la vecchiaia come una spinta per iniziare una nuova vita, vogliono cambiare aria trasferendosi in un’altra città, ma sono persone che non hanno mai lasciato Roma e quindi sono elettrizzati e spaventati allo stesso modo all’idea di dover partire. Il lungometraggio è lo specchio del presente in Italia, arricchito dalla satira, dove la voglia di muoversi e di cambiare si trasforma in ansia e preoccupazione.  Il viaggio, infatti, diventa la ricerca stessa delle informazioni utili per la partenza, che si conclude in una, e non sottolineata, buona azione verso il prossimo. Una percorso narrativo accompagnato dalla romanità e dai luoghi periferici della città, metafora del cambiamento che va spesso a braccetto con la paura.

Paradise – Una nuova vita, Davide Del Degan | After Hours

Un venditore di granite siciliano si trova suo malgrado a essere il testimone scomodo di un omicidio e finisce sotto protezione, costretto a vivere tra le fredde, sperdute montagne del nord, dove – ironia della sorte –, giungerà anche il killer che aveva denunciato denunciato. Una commedia straniante sulla voglia di cambiamento e di rivincita, sui conflitti interiori e familiari, che si perde però tra un eccesso di drammaticità, ironia e luoghi comuni.

Lucus a Lucendo, Alessandra Lancellotti e Enrico Masi | TFFDOC

Il documentario approfondisce la storia di Carlo Levi attraverso la sua infanzia, le sue ricerche antropologiche, le sue riflessioni e i racconti del nipote Stefano. Le immagini dei suoi dipinti, dei suoi scritti e della documentazione storica su di lui danno vita a un mosaico sfaccettato, che permette di conoscere in profondità il percorso artistico di Carlo levi, a cavallo tra il Piemonte e la Basilicata, tra la silenziosa natura e la caotica città.

Frances Ferguson, Bob Byington | Festa Mobile

Tratto da una storia vera, Frances Ferguson racconta di una professoressa americana impegnata in una relazione con un suo studente. La voce narrante che accompagna le vicende di Frances Ferguson (Kaley Wheless), la musica da videogame in 8-bit, la sottile ironia e le riprese in stile documentaristico restituiscono una narrazione originale, distaccata e leggera, che distoglie l’attenzione sul sostrato moraleggiante della storia.

Simple Women, Chiara Malta | Festa Mobile

Federica (Jasmine Trinca) è una regista alle prime armi che incontra la sua attrice preferita e idolo dell’infanzia, Elina Löwensohn, e le propone di girare un film sulla sua vita, con lei come protagonista. Sconnesso, frammentato e superficiale appare come la parodia del cinema nel cinema, risultando un lungometraggio fine a se stesso. Verità o finzione, vita reale o set cinematografico, sogno o realtà, la continua e ripetitiva riflessione riguardo questi dualismi, sfociano in una narrazione sterile e confusa.

Alessandro Foggetti