Voto

4.5

Una coppia segnata da un incidente misterioso, l’amnesia del marito, una valigia abbandonata vicino alla porta d’ingresso, un lussuoso appartamento che vuole nascondere i drammi scatenati da vent’anni di convivenza claustrofobica. L’ambientazione di Piccoli crimini coniugali tradisce fin da subito un’impostazione teatrale, sfruttando l’esperienza di due attori navigati (Sergio Castellitto e Margherita Buy) e riducendo all’osso i movimenti di macchina. Tuttavia, il risultato è un dramma psicologico senza soluzione di continuità, che con la sua lentezza esaspera lo spettatore e non riesce a sfruttare i momenti che dovrebbero arricchire di spunti di riflessione le discussioni tra marito e moglie. La sceneggiatura, firmata dallo stesso regista, scade così in una serie di dialoghi macchinosi e messi in scena con difficoltà dagli stessi attori, continuamente alla ricerca dei movimenti che dovrebbero compensare la fissità della macchina da presa e mai capaci di trovare le giuste distanze.

Isolati dal contesto generale, diversi artifici e finezze rivelano la mano di tecnici competenti, come il gioco tra campo e fuori campo e tra musica diegetica ed extradiegetica, ma anche le inquadrature costruite con una sapiente disposizione degli oggetti di scena. Il risultato è però spento e pretenzioso, ulteriormente penalizzato da un montaggio poco coerente che impedisce al gioco tra spazi e tempi di trovare un incastro coerente, lasciando in scena una serie di elementi slegati tra loro.

Ambrogio Arienti

Potrebbero interessarti: