Voto

7

Pericle il Nero è Riccardo Scamarcio. La macchina da presa di Stefano Mordini non distoglie mai lo sguardo dal suo protagonista torbido e ottuso, vuoto e catatonico, uno spettro alla ricerca spasmodica del proprio posto in un mondo che non vede per lui una possibilità di integrazione.

La regia riflette l’animo di Pericle: rifugge ogni emozione, sorvola sugli snodi scontati e predilige l’essenzialità dell’arte del levare, costruendo così un noir forte, brutale e grottesco. Mordini non lascia infatti nulla al caso, e sceglie di impreziosire la sua opera con contributi tecnici di altissima qualità, come le musiche calzanti di Peter von Poehl, la fotografia soffocante di Matteo Cocco e il montaggio sincopato di Jacopo Quadri.

Giurando fedeltà all’icastico romanzo di Giuseppe Ferrandino (Pericle il Nero, 1993), Mordini ne segue l’intreccio senza però compensarne le debolezze in fase di sceneggiatura. L’equilibrio ben calibrato tra silenzi pieni e dialoghi solo accennati viene infatti distrutto nel finale, farcito con parole e spiegazioni superflue che annientano la magnifica suspense precedentemente costruita e risolto con soluzioni troppo semplicistiche. Pericle il Nero si riduce a un buon film di genere, mentre Pericle scivola nello stereotipo abilmente rifuggito per tutta la pellicola: scoprire l’amore lo renderà il convenzionale delinquente privo di colpa, mera vittima dei suoi mandanti.

Benedetta Pini