Voto

7

Il regista Fernando León de Aranoa, nel suo nuovo film Perfect Day, decide di raccontare la drammatica condizione dei popoli balcanici sul finire della guerra del 1991-1995.

Per allontanare lo spettatore dalla tragicità del tema, il regista si serve sapientemente dell’ironia per tratteggiare i personaggi nei loro principali aspetti caratteriali, inserendola anche nei rapporti interpersonali. Aranoa con questo modus operandi sembrerebbe volersi inserire nella scia dei fratelli Coen, ma non ne risulta all’altezza: l’incondizionato e duro cinismo che contraddistingue i film di questa coppia geniale, la cui sfrontata follia non si ferma nemmeno di fronte al tema della morte, in Perfect Day viene smorzato e condito con un pizzico di ruffiano buonismo. Che Aranoia non se la sia sentita di ironizzare fino in fondo una situazione tanto drammatica?

La colonna sonora rimane uno degli ingredienti più efficaci del film: aggiunge pathos alla pellicola e porta alle stelle l’emotività dello spettatore, ammaliandolo con un inebriante connubio di suoni e immagini che raggiunge l’apice della propria forza espressiva con Sweet Dreams cantata da Marilyn Manson e, soprattutto, con Venus In Furs dei Velvet Underground.

È, inoltre, una regia pulita a fare di Perfect Day un film realistico seppur non documentaristico; fronzoli e manierismi non avrebbero reso giustizia alla tragedia raccontata e le avrebbero conferito, piuttosto, un tono patetico.

Il risultato è un film gradevole e molto divertente, che perde però in qualità a causa dell’eccessivo prolungamento, dal retrogusto mieloso, di alcuni elementi della trama: i più smaliziati in sala si potrebbero facilmente irritare.

Federica Romanò