L’ennesimo evento speciale targato Studio Ghibli: dopo ben ventisette anni dall’uscita in Giappone, verrà proiettato per la prima volta nelle sale italiane Una tomba per le lucciole in una nuova versione dal titolo più fedele all’originale, La tomba delle lucciole.

A causa del contenuto esplicitamente antimilitarista, il film aveva incontrato numerosi ostacoli nella distribuzione fuori dal proprio Paese, dove invece aveva ottenuto un grande successo. In Italia venne infatti distribuito esclusivamente per l’home video dalla Yamato Video e ha raggiunto il grande schermo solo ieri e oggi (il 10 e l’11 novembre).

La pellicola si apre sulla scena finale, e con un flashback lungo 85 minuti racconta la struggente storia di due fratellini (Seita e Setsuko) rimasti orfani a causa degli orrori della seconda guerra mondiale, a partire dal bombardamento americano di Kōbe che devastò la città il 17 marzo 1945. Nonostante la trama sia chiara fin dall’inizio e lo spettatore sappia di non poter sperare in alcun lieto fine, la magia del regista Isao Takahata ci tiene incollati allo schermo fino alla fine. E mattone dopo mattone la nostra paradossale fiducia in un miglioramento, in una salvezza finale crolla inesorabilmente.

Emergono con forza alcuni concetti fondanti della cultura giapponese. Il senso della Patria al di sopra di ogni interesse individuale è incarnato dalla zia, personaggio che a noi occidentali appare odioso e insensibile, ma che a ben vedere ha solo la “colpa” di rimanere rigidamente coerente alle proprie idee di devozione alla causa imperiale. Un bagliore di compassione lo si trova, invece, nel generale di polizia che, di fronte a Seita massacrato da un contadino a cui aveva rubato alcuni ortaggi spinto dalla fame lacerante, difende prontamente il giovane minacciando con decisione il suo aggressore: a differenza della zia, è in grado di capire e relativizzare l’accaduto, appellandosi comunque alle norme vigenti.

Come sempre accade per i gioiellini dello Studio Ghibli, i disegni diventano inevitabilmente veri umani e il coinvolgimento emotivo è fortissimo. Se tendete a commuovervi facilmente al cinema, munitevi di una dose industriale di fazzoletti.

Benedetta Pini

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