Dal 24 ottobre e per i sei mesi successivi, il Pending Lips Festival ha dato la possibilità a quaranta artisti indipendenti di far sentire la propria voce in un contest ricco e diversificato: dalle realtà alternative più spinte alle canzoni cantautorali acustiche, molti progetti indipendenti si sono dati battaglia in eliminatorie sempre più agguerrite sul palco dell’Arci Tambourine di Seregno (MB). Oltre alla selezione di artisti e band emergenti, Pending Lips è anche impreziosito da collaborazioni di prestigio. A valutare gli inediti dal tavolo della giuria dei premi speciali c’era anche 1977 Magazine: abbiamo selezionato per voi i profili dei 5 artisti più interessanti del festival, indicandoli come prospettive da tenere d’occhio.


Studio Murena

Oltre ad essere arrivati in finale e ad averla vinta, gli Studio Murena hanno conquistato l’attenzione di tutto il festival grazie al loro progressive sperimentale, sfaccettato e magistralmente eseguito. Il progetto, nato due anni fa e presentatosi con un lungo full-length, Crunchy Bites (2018), spazia dal jazz all’elettronica sperimentale, alternando soavi melodie a più decise esplosioni rock, senza smettere di incalzare l’orecchio degli ascoltatori. Il disco – interamente strumentale – ha un’andamento organico, evolvendosi in direzioni sempre nuove e imprevedibili: audace e moderno, il progetto degli Studio Murena è stata la vera rivelazione di questa edizione di Pending Lips.

Iaco Francio

Plastic Radio

Semifinalisti del festival e riconoscibili per il respiro internazionale del progetto, i Plastic Radio hanno avvolto l’Arci Tambourine con atmosfere sonore profonde e moderne. Sopra i tappeti strumentali dal gusto sintetizzato ed elettronico, la voce di Cristina Pianta è protagonista indiscussa dei brani: i temi introspettivi delle liriche vengono eseguiti con emotività e passione. Ad avvicinare la cantante alle più imponenti figure della scena è l’interpretazione dei brani del primo EP Stand or Fall (2017), riconfermata alla grande nel nuovissimo singolo presentato al Pending Lips, Do Your Really Think You’re Cool?

pitlife.it

Toshiro Pandino

Come realtà più hardcore in tutto il festival, i Toshiro Pandino hanno stupito Pending Lips con il loro punk senza compromessi. Pur essendo solo in due sul palco – il bassista Fox Porter e il batterista Fabio Daino – le sonorità del progetto sono ricchissime: essenziali nella formazione e grintosi nei riff, i Toshiro Pandino trasmettono energia e potenza di fuoco non comuni nelle tracce del loro primo disco omonimo. “Così è come volevano fosse – si legge nella bio del duo – il loro primo disco self-titled: basso, batteria, voce. Niente sovraincisioni. Quel che si sente in più è tutto vero, tutto suonato – tutto live, anche se non è sempre chiaro come”. È questa la forza del duo: l’energia pura di canzoni esplosive e sonorità sporche, che live si fanno ancor più travolgenti. Di ampio respiro e di taglio internazionale, i Toshiro Pandino rientrano a pieno diritto fra gli ascolti più consigliati del festival.

Gessica Zorz

Latente

Sempre sul versante più alternative della rassegna non si possono non citare i Latente. Tra disagi giovanili raccontati da accordi distorti e ritornelli urlati, il quartetto milanese ha pubblicato nel 2014 il disco d’esordio autoprodotto Basta che restiamo vivi noi, affinando sound e songwriting nel secondo lavoro in studio, Monte Meru (2017, Le Parc Music): fra momenti più hardcore e ritornelli di matrice emo, le 10 tracce si susseguono con potenza e organicità, senza mai rinunciare alle ricche linee di batteria e alle chitarre distorte per descrivere un malessere esistenziale che attraversa le liriche di tutti i brani, come nel singolo Fumare. Dopo anni di gavetta nei locali dell’hinterland milanese e di tutta Italia, dove hanno condiviso il palco con Gazebo Penguins, Vintage Violence e altri collettivi della scena, i Latente sono arrivati in finale al Pending Lips e sembrano pronti per ritagliarsi il loro posto nella scena alternativa italiana.

Michele Manzotti

DiMeglio

Strizzando l’occhio all’it-pop e all’indie-rock, DiMeglio è il più radiofonico tra i profili selezionati: anche lui finalista del festival, ha conquistato i voti della giuria con ritornelli e sonorità vicine alle grandi personalità della musica italiana contemporanea. Tra il cespuglio di capelli arruffati e i baffi anni ’70, DiMeglio ha personalità e carisma: i classici temi amorosi e giovanili trovano un terreno fertile nelle liriche dei singoli Gin Tonic e Riordina, che recuperano un immaginario concreto e quotidiano, senza tuttavia scadere nel banale. In attività da due anni – al 2017 risalgono i primi singoli Fare Vintage e Ansioten – il cantautore si sta guadagnando un’audience sempre più nutrita sulle piattaforme di streaming e live. Un nome da segnarsi sul taccuino delle giovani promesse.

Daniele Fasoli

Riccardo Colombo