1. L’ascesa degli angeli ribelli

Birmingham, primo dopoguerra. Con gli orrori delle trincee ancora negli occhi, un gruppo di reduci forma una banda di strada: i Peaky Blinders. Guidati dal geniale e spietato Thomas Shelby e dai suoi fratelli, i Blinders cominciano un’inarrestabile ascesa verso il potere. Nelle mani dello showrunner Steven Knight (Locke) la storia vera della gang (vissuta, in realtà, sul finire dell’Ottocento) diviene una serie moderna che reinterpreta la classica parabola criminale con gusto per lo spettacolo e un buon senso del ritmo, incrociando le trame dei personaggi alle vicende storiche: dalla prima guerra mondiale alla rivoluzione russa, dall’emancipazione femminile alla nascita del movimento dei lavoratori.

2. Bulli, botte e birra

La modernità della serie sta nell’affiancare a uno sviluppo narrativo piuttosto classico una complessità tipicamente contemporanea. Attraverso i numerosi membri della famiglia Shelby e le loro vicende personali, la trama si arricchisce di nuove linee narrative e nuovi temi, grazie anche alla prestazione di un cast di ottimi professionisti. A tirare le fila di le sottotrame l’enorme figura del protagonista, Thomas Shelby, cui Cillian Murphy presta uno sguardo di ghiaccio e un sorriso da rettile. Un uomo dall’intelligenza fredda e acuminata, che sfrutta e manipola chi gli sta attorno, ma capace allo stesso tempo di slanci di umanità; un personaggio complesso, che non sfigura tra i tanti antieroi che hanno fatto la storia della grande serialità televisiva.

3. Panic in the streets of Birmingham

Se Peaky Blinders tiene incollati allo schermo è anche merito degli antagonisti che mette sul cammino degli Shelby: astuti, spietati e più che determinati a fermare la loro ascesa. Dal diabolico ispettore di polizia interpretato da Sam Neill al solito, straordinario Tom Hardy nei panni sputacchianti di un istrionico capoclan ebreo, fino ad arrivare al sicario italoamericano di Adrien Brody, ognuno è interpretato da un volto noto del cinema, scelto appositamente per la parte. Peccato solo che l’ultimo sembri aver studiato il personaggio sui meme della pagina Facebook How Italians, trasformando un feroce mafioso in un’accozzaglia di stereotipi che, più che incutere paura, fa sorridere.

4. Red Right Hand
 

Da Nick Cave ai Radiohead, da Dan Auerbach a Jack White, senza contare collaborazioni del calibro di Iggy Pop e David Bowie: il viaggio dei Blinders è accompagnato dal meglio del rock d’autore. Una colonna sonora dura come un pugno sui denti e scabrosa come il taglio di una lametta, ideale per personaggi diretti e viscerali eppure profondi e tormentati. Uno stile unico che rende la serie un vero piacere per le orecchie.

5. Behind Blue Eyes

Se si parla di stile, non si può non accennare al comparto visivo della serie. Pur avendo a disposizione un budget piuttosto risicato, la regia riesce a trarne il meglio sfruttando chiaroscuri, rallenti, luci e ombre per restituire la sporcizia delle strade della Birminghan del primo Novecento e la violenza delle gang; mentre l’uso dei dettagli e della profondità di campo serve a isolare i personaggi e creare baratri d’introspezione nelle loro anime.

Francesco Cirica

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