Voto

8

Il 2020 appena terminato passerà alla storia come uno degli anni più infausti che l’umanità ricordi, ma se si inizia a intravede una luce in fondo al tunnel lo dobbiamo anche alla musica, che in un periodo inimmaginabile di difficoltà, ci ha tenuto compagnia con uscite di straordinaria bellezza in attesa di poter tornare presto a goderci i grandi eventi dal vivo.

E proprio dall’aspetto concertistico è giusto cominciare parlando di Paul McCartney: perché se il Covid-19 ha tolto ai fan la possibilità di rivederlo sul palco, ancora più fastidiosa è stata la terribile gestione del rimborso legata ai biglietti, sottolineata dallo stesso Sir Paul, che per fortuna sembra essersi incanalata sui binari giusti. In tutto questo, la notizia più sbalorditiva: McCartney annuncia un disco registrato in “Rockdown”, dove suona, canta, arrangia e produce l’intero album in casa, cinquant’anni dopo l’acclamato debutto post Beatles. McCartney III sottolinea, ancora una volta, il talento smisurato di questo giovanotto di settantotto anni: come nel settanta e nell’ottanta, le undici tracce dell’album vivono di una bellezza magnetica nella loro freschezza, che passa da canzoni di più facile composizione a vere e proprio opere compendio del rock, il tutto avvolto da una freschezza da far invidia ai colleghi più giovani.

Dopo l’esuberante Egypt Station di due anni fa (che seguiva di pochi anni New del 2013), McCartney torna ad esplorare la sua attitudine polistrumentista, coinvolgendosi in stili e sonorità diverse: c’è il folk sublime di The Kiss of Venus, che ci regala un falsetto d’applausi, il rock con venature blues di Lavatory Lil, che ritroviamo anche nell’apertura strumentale di Long Tailed Winter Brid, l’eleganza di Women and Wives che splende accompagnata dal piano, la carica di Find My Way, fino al capolavoro Deep Deep Feeling, dove in otto minuti e poco più, Macca ci regala una perla irripetibile, fatta di soluzioni musicali che spaziano da una psichedelia ammaliatrice alla commistione perfetta tra batteria, chitarre e piano, impreziosite da una voce che sembra trasportarci in ognuna delle stanze sonore che il brano sembra aprire agli ascoltatori.

Non sappiamo quali altre sorprese regalerà al suo pubblico McCartney nei prossimi anni. McCartney III, però, può essere già considerato un piccolo classico della sua discografia.

Gabriel Carlevale